Puglia

Non venga strumentalizzato il suo nome

A pochi giorni dal Bari Pride, la manifestazione che sabato 13 giugno si muoverà per le strade del capoluogo pugliese, la famiglia di Ambra, la donna trans uccisa nel capoluogo pugliese nel 2018 e indicata come madrina dell’edizione 2026, ha pubblicato una nota per comunicare di non essere stati coinvolti nella decisione di intitolare il Bari Pride alla loro figlia. “Prendiamo formalmente le distanze da ogni attività, comunicazione, iniziativa o eventuale raccolta fondi che utilizzi il suo nome, la sua immagine o la sua storia nell’ambito dell’evento – scrivono i genitori – Ricordare Ambra e raccontarne la storia è un dovere di memoria, capace di mantenere viva l’attenzione sulla sua vicenda umana e sulla ricerca di verità e giustizia. Tuttavia, ricordare una persona non significa appropriarsi della sua immagine o trasformarla in un simbolo funzionale a iniziative decise da altri”.

Per questo motivo i genitori non intendono “autorizzare che la memoria di Ambra venga utilizzata con modalità estranee al rispetto della sua persona e della sua storia”. L’iniziativa rischia di diventare “una forma di utilizzo della sua figura che rischia di ridurre una vita, una sofferenza e una tragedia familiare a uno strumento di rappresentazione pubblica. Ciò che amareggia maggiormente la famiglia  – si legge ancora – è che oggi si richiami il nome di Ambra quando, durante la sua vita e nei lunghi anni successivi alla sua morte, in pochi si sono realmente interessati alla sua storia, alle circostanze della sua scomparsa e alla mancanza di giustizia che ancora pesa sulla sua vicenda. Nessuno può sostituirsi ad Ambra nel decidere come debba essere ricordata. Venga rispettata la sua memoria, senza iniziative che possano prestarsi a interpretazioni strumentali o a utilizzi non condivisi dai suoi cari. Raccontare la sua storia è una cosa. Utilizzare la sua figura per finalità che la famiglia non riconosce come proprie è un’altra”.




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