Non solo Hormuz: ecco l’altro chocke point energetico messo a rischio dalla guerra in Iran
La crisi in Medio Oriente non minaccia soltanto lo Stretto di Hormuz. C’è un altro passaggio strategico, meno noto ma altrettanto cruciale, che rischia di diventare un punto di rottura per i mercati energetici globali: quello di Bab el-Mandeb. Questo stretto, largo appena una trentina di chilometri, collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano ed è diventato improvvisamente centrale dopo la chiusura di fatto di Hormuz. Gran parte del traffico petrolifero è stato infatti deviato su questa rotta, e la sua vulnerabilità è cresciuta in maniera rilevante.
L’importanza di Bab el-Mandeb
Secondo Nikkei Asia, i flussi di petrolio attraverso Bab el-Mandeb sono aumentati in modo significativo nelle ultime settimane, superando i 4 milioni di barili al giorno e toccando i livelli più alti dall’autunno 2023.
Oltre il 90% di questo greggio è diretto verso l’Asia, con Cina e India in prima linea, seguite da altri Paesi come Giappone, Corea del Sud e diverse economie del Sud-Est asiatico. L’impennata è dovuta anche a una strategia saudita: Riad ha sfruttato al massimo le proprie infrastrutture interne, convogliando il petrolio dai giacimenti orientali verso i terminali sul Mar Rosso tramite oleodotti costruiti decenni fa proprio per aggirare situazioni di crisi.
A questi flussi si sono aggiunte anche forniture russe, rese temporaneamente più accessibili da un allentamento delle sanzioni americane. Il risultato è un collo di bottiglia sempre più congestionato, dove qualsiasi interruzione avrebbe effetti immediati su prezzi e disponibilità di energia.
Un’alternativa fragile
Evitare Bab el-Mandeb significherebbe circumnavigare l’Africa, allungando i tempi di viaggio fino a 50 giorni e aumentando drasticamente i costi di trasporto. Ma da sola, questa rotta marittima, non basta ad alleggerire la pressione sullo Stretto di Hormuz.
Non solo: in uno scenario di interruzione prolungata, la risposta sarebbe inevitabilmente il razionamento energetico, con effetti diretti sulla crescita economica.
Intanto, i prezzi del greggio sono già saliti oltre i 100 dollari al barile, segnalando un equilibrio sempre più fragile. Anche senza un blocco totale, la sola incertezza su questo snodo strategico è sufficiente a mettere sotto pressione l’intero sistema energetico globale.
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