«Non ho preso un euro, anzi ci ho rimesso»
ASCOLI Dopo tredici anni segnati da amarezze e battaglie giudiziarie, per Roberto Benigni, arriva finalmente il momento della rivincita. L’ex presidente dell’Ascoli Calcio, che sabato scorso ha compiuto 92 anni, può ora esultare come dopo un gol della sua squadra del cuore: il Picchio. Il collegio del tribunale di Ascoli lo ha assolto nel processo per la bancarotta fraudolenta legata al fallimento dell’Ascoli Calcio, dichiarato il 17 dicembre 2013.
La vicenda giudiziaria
A seguito di quel fallimento il titolo sportivo andò all’asta e se lo aggiudicò Francesco Bellini.
Una decisione che chiude una lunga vicenda giudiziaria e che arriva al termine di un procedimento complesso, nel quale la Procura aveva invece chiesto la condanna dell’imprenditore ascolano. Benigni è stato una figura carismatica nella gestione del club bianconero per tanti anni. Dall’11 gennaio 2005 al 28 marzo 2008 ha ricoperto l’incarico di amministratore unico della società; successivamente, fino al 31 luglio 2009, è stato presidente del consiglio di amministrazione. In seguito ha mantenuto un ruolo nella governance societaria come amministratore fino al 30 settembre 2013, pochi mesi prima della dichiarazione di fallimento.
Secondo la Procura di Ascoli Piceno, Benigni avrebbe contribuito al dissesto finanziario della società attraverso la falsificazione di alcuni bilanci relativi alle stagioni calcistiche 2005/2006, 2008/2009, 2009/2010, 2010/2011 e 2011/2012 (circa 20 milioni di euro). In particolare, l’accusa sosteneva che nei documenti contabili fossero stati inseriti valori non corrispondenti alla reale situazione economico-patrimoniale del club, così da mascherare perdite e uno stato di crisi che, secondo i magistrati, avrebbe richiesto una consistente ricapitalizzazione.
Sempre secondo la ricostruzione della Procura, alcune operazioni con la società Azzurra Free Time (tra cui quelle relative all’affitto dei campi di allenamento) avrebbero generato ricavi ritenuti fittizi, contribuendo a presentare una situazione contabile più favorevole rispetto a quella reale. Nel corso del processo, la difesa ha contestato punto per punto l’impostazione accusatoria.
La Covisoc
L’avvocato Sara Pagnoni ha sostenuto la linea difensiva anche attraverso l’audizione di diversi testimoni, mettendo in evidenza un elemento ritenuto decisivo: i controlli della Covisoc, l’organismo di vigilanza sui conti delle società calcistiche professionistiche. Secondo quanto emerso durante il dibattimento, tali verifiche avevano dato esito positivo negli anni in questione, permettendo all’Ascoli Calcio di iscriversi regolarmente ai campionati disputati in quel periodo.
Un passaggio che la difesa ha considerato significativo per dimostrare la regolarità della gestione contabile e amministrativa. Al termine dell’istruttoria e della discussione finale, il Collegio del tribunale ha pronunciato la sentenza di assoluzione nei confronti di Benigni, ponendo così fine a una vicenda che si trascinava da oltre un decennio. «Sono soddisfatto perché sapevo che sarebbe finita così – dice Benigni – Sono sempre stato tranquillo, Non ho mai preso personalmente mai un euro, Neppure il rimborso spese. Anzi ci ho rimesso. Ci sono state persone che mi hanno contestato ma con il tempo ho dimenticato tutto. Adesso mi saluta in anche chi non conosco».




