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“Non ha voluto materiali ignifughi, mi ha detto di avere parenti in alte posizioni a Crans-Montana”. Il fornitore inguaia i Moretti

Sul disastro di Crans-Montana continuano a emergere dettagli che aggravano la posizione dei proprietari de Le Constellation. A un mese e mezzo dalla strage di ragazzini, a un mese e mezzo dalla morte di 41 adolescenti tra le fiamme del locale svizzero la notte di Capodanno, il Tg1 è riuscito a raggiungere telefonicamente il fornitore degli arredi a cui si sono rivolti i Moretti quando hanno ristrutturato la struttura. Quello che è emerso è la conferma di una negligenza di base, di una sottovalutazione del rischio, che ha portato poi a quanto, purtroppo, è accaduto.

“Ho venduto ai Moretti tutto quello che c’era in quel locale: parquet, divani, sedie. Hanno ordinato tutto da me dicendo che non voleva le protezioni antincendio per gli arredi. Se tu compri un divano, l’imbottitura dev’essere ignifuga se lo vuoi usare in un locale ma loro non l’hanno voluto”, ha spiegato il fornitore al giornalista del Tg1 Antonio Politi, che ha voluto capire di più di queste forniture, soprattutto per quanto riguarda le differenze tra imbottitura ignifuga e non ignifuga a livello di costo. Ed è una differenza non indifferente, come sottolinea il fornitore: “Quella ignifuga costa il 15% in più”.

Ovviamente, il fornitore, che si assume la responsabilità delle sue parola, assicura di avere le prove dell’avvenuta vendita ai Moretti, aggiungendo di essere in possesso anche di “una mail in cui Moretti minaccia di rompermi le ossa, le gambe e braccia, per come ho parlato con sua moglie, in un modo secondo lui troppo diretto. Ho anche questa mail”. Ma non c’è solo questo, perché afferma che ci sia anche “un’altra cosa per quanto riguarda lo strano incontro con i Moretti a Parigi, quando hanno fatto l’ordine per gli arredi”.

Ha raccontato che, in quell’occasione, si sono trovati “in una sala riunioni per tre ore: la moglie mi ha detto che il motivo per cui non avevano bisogno dell’imbottitura ignifuga è che perché loro hanno parenti che lavorano in alte posizioni nella città di Crans-Montana. Un membro della famiglia, non un parente stretto, forse un cugino o qualcosa del genere e quindi non servivano gli arredi ignifughi perché conoscevano bene quelle persone”.

È una testimonianza che dev’essere ancora verificata e che dev’essere ancora vagliata dalla procura per certificarne l’autenticità e che probabilmente già nelle prossime ore entrerà negli atti d’indagine, se già non è stata inserita.


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