Friuli Venezia Giulia

No a fondi per documentario su Regeni, dalla commissione arrivano le prime dimissioni


Tutto il male del mondo, il documentario che ripercorre la storia di Giulio Regeni – ricercatore di origine friulana torturato e ucciso nel 2016 in Egitto – diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026, per il Ministero della Cultura non merita nessuno dei finanziamenti a sostegno delle opere cinematografiche. Il caso è già arrivato alla Camera, dove ha suscitato l’indignazione e diverse interrogazioni dell’opposizione, ma nemmeno i membri della commissione l’hanno presa bene. Sia Massimo Galimberti, componente della prima sezione, che Paolo Mereghetti, della seconda, hanno rassegnato con effetto immediato le proprie dimissioni dall’incarico ministeriale.

La VIDEOINTERVISTA al regista: “Raccontare la storia di Giulio per impedire che sia portata via dal tempo”

“Modalità non condivise”; “serve coerenza”

Il titolo del docufilm prende spunto da una dichiarazione della madre: ricordando il corpo senza vita del ricercatore ventottenne, che ha riconosciuto “per la forma del naso”, ha dichiarato di aver visto nei segni di tortura – le lettere incise sulla pelle, modus operandi tipico della polizia di Al Sisi, che lo rendevano irriconoscibile – “tutto il male del mondo”. Né Mereghetti né Galimberti (il primo noto critico cinematografico; il secondo consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi) hanno preso parte direttamente alla valutazione dell’opera. Galimberti, però, ha detto di aver sentito “una sorta di incompatibilità ambientale legata a vari fattori, nell’approccio alle procedure, nell’analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti”, aggiungendo che “ci sono modalità che non condivide”. Mereghetti, dal canto suo, ha ritenuto “per coerenza” di prendere le distanze dall’organo, dopo i giudizi positivi sul valore dell’opera. Ha però ricordato di “non aver precisato per iscritto le ragioni delle dimissioni”.


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