Scienza e tecnologia

Ninja Theory torna alle origini con grafica mozzafiato e gameplay rivoluzionato

L’estate videoludica procede come da programma a suon di annunci inaspettati, nuove rivelazioni e ritorni più o meno prevedibili. Dopo lo showcase di Sony e la Summer Game Fest di Keighley, è stata Microsoft a prendersi il palco con uno spettacolo volto a ricostruire l’identità di un brand che sembrava ormai prossimo allo sciogliersi nel puro publishing: se il focus sul prossimo Call of Duty e la presentazione dell’espansione di Doom The Dark Ages erano quantomeno preventivabili, a sorprendere davvero (oltre all’annuncio dell’esclusiva console di Clockwork Revolution per Xbox) è stato il reveal trailer di Senua, il terzo capitolo di una saga salita agli onori della cronaca per la sua grafica da urlo e la trama matura, ma adesso pronta a far evolvere anche quel lato gameplay che nelle passate iterazioni aveva suscitato qualche polemica.

Una svolta coraggiosa

La sola presenza del titolo nel portafoglio Microsoft datato 2027 basta a far scattare una scintilla d’interesse perché, ed è bene ricordarlo, Ninja Theory non è famosa per la brevità dei suoi tempi di sviluppo. Essendo un team relativamente piccolo – meno di cento persone sono adesso al lavoro su Senua – i giochi usciti dalle loro fucine si sono spesso distanziati tra loro di tre o quattro anni, fino ad arrivare addirittura ai sette che hanno separato il primo Hellblade dal suo sequel: studi sul campo ed ottimizzazione degli strumenti tecnologici hanno consumato molto tempo, ed è molto probabile che gran parte di quel lavoro certosino sia servito a posare le fondamenta del terzo capitolo oltre che a dare forma ad una delle esperienze sensoriali più potenti di questa generazione.

Oltre a quello che può essere un lancio imminente, a generare una certa confusione ci ha pensato anche il titolo scelto per l’opera, perché viene del tutto a mancare la classica intestazione della saga e rimane soltanto un semplice “Senua”. La motivazione dietro questo taglio si cela proprio nel cambio di passo che questo videogioco vuole significare per il marchio, ed è anche una risposta alle numerose critiche mosse dalla comunità videoludica ad una serie fino ad oggi convinta della propria identità, sia nel bene che nel male. I ragazzi di Ninja Theory hanno infatti rivoluzionato la vecchia componente ludica per proporre qualcosa di più vicino agli standard di un moderno action-adventure in terza persona, ridimensionando il valore introspettivo ed enigmatico della narrazione per allargare un bacino di utenza che aveva ampi margini di miglioramento.

Dopo un’immancabile dimostrazione del sensazionale motion capture dedicato a Melina Juergens abbiamo potuto ammirare i soliti scenari nordici così vivi da togliere il fiato, tra paesaggi da cartolina illuminati da una luce magistrale ed effetti grafici da primo della classe, entrando poi nel vivo delle novità con Senua all’opera di una scalata su pareti rocciose mentre le sue abilità sovrannaturali le consentivano di interagire con l’ambiente circostante, fratturando i misteriosi ostacoli lungo il suo cammino con l’imperioso pestare di un piede sul terreno.

L’esperienza paga

Ben lontano dall’essere un more of the same, ma allo stesso tempo fedele alle radici del brand, il trailer di Senua ha continuato a sorprendere il pubblico presentando corpose fasi di esplorazione e scontri armati, pur abbinandole alla solita anima “psico-norrena” di una protagonista costretta a vivere con i propri spettri che le sussurrano nelle orecchie.

Anche i capitoli precedenti avevano sequenze di combattimento, ma esse erano accessorie rispetto al cuore del prodotto e si muovevano su binari di gioco abbastanza semplici, mentre il nuovo titolo sembra proporre maggiore varietà sia in fase di approccio che di effettiva esecuzione degli stessi: in una manciata di secondi abbiamo visto sezioni stealth, zone con livelli di verticalità dominate da nemici pericolosi dalla distanza, lotte contro gruppi di avversari ed anche l’inizio di una boss fight caratterizzata dal tema dell’oro.

Lo stacco rispetto ai capitoli precedenti appare netto, eppure non sembra piovere dal nulla perché basta guardare allo storico dello studio per ritrovare un ventaglio di proposte puramente action, dall’Heavenly Sword del 2007 allo stiloso DmC pubblicato sei anni dopo. Ad allineare questa produzione al marchio di Hellblade ci pensano – oltre ad una grafica come al solito fuori scala – la violenza degli scontri e la pesantezza realistica delle animazioni, le quali vedono Senua destreggiarsi tra parry, schivate perfette e misteriosi poteri magici, mentre gli oggetti presenti sul campo possono essere sfruttati per generare caos e le armi nemiche si sostituiscono alla fedele spada in determinate circostanze. Allo stesso modo si allarga il respiro di fase esplorative meno contenute rispetto al passato, aiutate da una telecamera più lontana dalla protagonista e da mappe ampie e tortuose, andando così a costruire lo scenario adatto ad interessanti rompicapo ambientali, come suggerito dalle interviste rilasciate da Don Matthews, il capo dello studio.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »