Marche

«Nessuno ci riporterà indietro nostra figlia»


ASCOLI – «Nessuno mi riporterà indietro mia figlia, questa è purtroppo la verità. La condanna non lenisce il dolore che proviamo in famiglia da quel giorno. Emanuela mi aiutava in tutto e purtroppo non c’è più. Massimo ha fatto del male a lei e ha fatto del male anche a noi». È visibilmente provato Lodovico Massicci, il padre di Emanuela, all’uscita dal tribunale. Il verdetto della corte d’assise di Macerata non cancella il dolore, ma restituisce alla famiglia della vittima la consapevolezza che giustizia sia stata fatta.  

All’uscita dall’aula, dopo la condanna all’ergastolo di Massimo Malavolta per il femminicidio della moglie, i genitori della vittima hanno mostrato tutta la sofferenza che li accompagna dal 19 dicembre 2024, il giorno in cui la loro figlia venne uccisa nella casa di Ripaberarda. Anche la madre, Luciana Cecchini, pur profondamente scossa, ha accolto con favore la decisione dei giudici. «È una sentenza giusta. Quello che mi viene in mente in questo momento è che mia figlia non c’è più, purtroppo. Però almeno è stata fatta giustizia». La corte ha inoltre riconosciuto una provvisionale di 328 mila euro al padre della vittima e di 312 mila euro ciascuno alla madre e ai due figli di Emanuela. Per l’avvocato Nazario Agostini, che assiste i genitori di Emanuela, il pronunciamento della corte era l’unico possibile. «È una sentenza giusta – ha detto il penalista ascolano -. L’unico vero tema era quello della capacità di intendere e di volere dell’imputato, ma una condotta protrattasi per oltre un anno e culminata nella notte dell’omicidio non poteva, a mio avviso, essere ricondotta a una presunta incapacità mentale». L’avvocata Cristina Perozzi, che ha rappresentato gli interessi dei due figli della vittima per conto del tutore Achille Buonfigli, ha invece sottolineato il valore simbolico della decisione. «In questa vicenda – ha dichiarato – i soldi non hanno alcun senso, così come l’ergastolo in sé. Ma questa sentenza è importante perché, di fronte a una famiglia distrutta, lo Stato ha dato una risposta forte».




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