Neonato morto in ospedale: 22 indagati per omicidio colposo

Il pm Massimo Casucci della Procura di Perugia ha indagato 22 persone nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del neonato Pietro Porzi, deceduto il 16 settembre nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Tutti i sanitari coinvolti nell’indagine vengono accusati di concorso in omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Nell’avviso di fissazione degli accertamenti irripetibili si legge che i 22 vengono indagati «per avere nei rispettivi ruoli, desumibili dal contenuto delle cartelle cliniche e della documentazione sanitaria in atti, cagionato la morte di Pietro Porzi a seguito del parto». L’autopsia, che aiuterà a stabilire le cause della morte del piccolo, sarà svolta sabato dal medico legale Donatella Fedeli di Bologna. Il conferimento dell’incarico è fissato alle 11 nell’ufficio del magistrato, a seguire verrà svolto l’esame all’ospedale di Perugia.
Il ricovero Il piccolo – a quanto si apprende – era nato all’ospedale San Giovanni Battista di Foligno ma, a causa di alcune complicazioni, era stato trasferito d’urgenza al polo unico regionale di Perugia. Nonostante le cure il neonato è morto nella terapia intensiva neonatale. Dopo il decesso i familiari, residenti nel Folignate, hanno presentato denuncia. Agli atti dell’inchiesta, insieme alla querela, ci sono le informative dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria relative all’acquisizione delle cartelle cliniche e altra documentazione sanitaria.
Le cartelle cliniche Nelle ultime ore, infatti, sono stati acquisiti i documenti sanitari relativi al neonato e alla madre, necessari a ricostruire il quadro clinico della gravidanza, le condizioni nelle quali la donna è arrivata al parto e gli interventi eseguiti successivamente.
L’inchiesta La Procura di Perugia ha quindi aperto un fascicolo affidato al pm Casucci, che ha iscritto nel registro degli indagati un numero piuttosto alto di sanitari coinvolti. L’iscrizione è però legata alla natura irripetibile dell’accertamento autoptico e consentirà loro di partecipare, attraverso i propri consulenti, all’autopsia. L’esame, come detto, aiuterà a chiarire le ragioni del decesso e la natura delle complicazioni insorte dopo il parto. Il magistrato chiede di «accertare se il decesso di Pietro sia in rapporto causale con l’operato dei medici che l’hanno avuto in cura; in particolare – si legge – stabilire se i medici abbiano agito con imperizia, imprudenza ovvero negligenza nella fase diagnostica e terapeutica e descrivere in caso positivo il tipo di responsabilità dei singoli professionisti e/o dei soggetti coinvolti». Casucci punta a sapere «se una diversa condotta dei professionisti e dei soggetti coinvolti, avrebbe, con alto grado di credibilità razionale e probabilità logica, evitato il decesso». Gli indagati sono difesi d’ufficio dall’avvocato Andrea Chinea, alcuni hanno nominato di fiducia Delfo Berretti e Alessandro Di Baia.
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