Basilicata

Nella Casa circondariale di Foggia, va in scena “Effetti collaterali”: protagonisti 15 detenuti

Il teatro come riscatto: nella Casa circondariale di Foggia, il 27 maggio andrà in scena lo spettacolo “Effetti collaterali”, esito finale di un percorso artistico e umano che ha trasformato 15 detenuti in attori.


FOGGIA – Dietro le sbarre, dove il tempo spesso si consuma nell’attesa e le identità rischiano di dissolversi in un numero di matricola, il teatro accende una luce nuova. Si apre così uno squarcio inatteso: quello della possibilità. Il 27 maggio andrà in scena lo spettacolo “Effetti collaterali”, un progetto che vede quindici detenuti trasformarsi in attori, portando sul palco non solo una rappresentazione, ma un percorso di cambiamento. Lo spettacolo nasce all’interno del laboratorio teatrale “Voci libere”, attivo nel carcere dal 2024 nell’ambito del cosiddetto “teatro dell’evasione”: un nome che richiama lo slancio mentale oltre le mura, oltre il giudizio, oltre la colpa. Il teatro diventa così uno strumento di ricostruzione personale: non cancella gli errori, ma offre l’opportunità di riscrivere il proprio modo di stare nel mondo.

Il teatro come riscatto: a Foggia, i detenuti salgono sul palco per ritrovare la libertà interiore

Non un semplice evento artistico, ma un’esperienza di trasformazione umana. Sul palco allestito all’interno del carcere andrà in scena il risultato di mesi di lavoro, confronto e ricerca personale, guidati dall’artista Daniela d’Elia, ideatrice, autrice e regista del progetto, affiancata dall’assistente alla regia Jean Patrick Sablot. Un progetto costruito nel tempo, fatto di esercizi, narrazione, corpo e immaginazione, che ha trasformato il laboratorio in un luogo di osservazione e riscrittura di sé.

Il cuore dello spettacolo è racchiuso proprio nel suo titolo: “Effetti collaterali”. Perché l’arte, quando entra in un luogo di detenzione, produce conseguenze inattese. Rompe il silenzio, scardina le paure, restituisce voce. E soprattutto apre uno spazio di libertà interiore che nessuna cella può contenere.

«In un luogo dove il tempo sembra fermarsi e le identità rischiano di ridursi a un numero – spiega Daniela d’Elia – un gruppo di persone detenute entra in contatto con il teatro, la fantasia e l’immaginazione». L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso culturale promosso all’interno del carcere foggiano. Accanto al laboratorio teatrale, infatti, trovano spazio anche attività artistiche come il laboratorio di arte tessile e la mostra “Ritagli di Libertà”, realizzata nell’aprile 2026 con le donne detenute.

Esperienze che dimostrano come la cultura possa diventare un ponte tra il carcere e la società, uno strumento concreto di inclusione e crescita personale. Perché il vero significato della pena, sancito dall’articolo 27 della Costituzione, consiste nella rieducazione del reo. E allora, per una sera, quelle mura non saranno soltanto confini. Diventeranno quinte teatrali. E quei detenuti, spesso invisibili agli occhi della società, torneranno a essere uomini capaci di emozionare, raccontarsi e immaginare un futuro diverso.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »