Nel cuore di Tolentino Interno Marche è un omaggio al design e al suo territorio
Franco Moschini (1934-2025) sta a Tolentino come Henry Ford sta a Detroit, Crespi a Trezzo sull’Adda, Olivetti a Ivrea. Con le dovute proporzioni e rapportato al suo tempo, Moschini è stato per la sua cittadina in provincia di Macerata un magnate, di quelli che portano il benessere, lo condividono e desiderano far crescere la loro comunità e non solo il conto in banca. Uomini d’altri tempi, un Cavaliere.
L’intuizione di un imprenditore appassionato
Nel 1962, dovendo riscuotere un debito da Poltrona Frau, a Torino, che non navigava in buone acque, Moschini partì per trattarne la vendita. L’affare andò in porto e la produzione fu trasferita a Tolentino, nell’opificio della Nazareno Gabrielli, la pelletteria fondata dal nonno di sua moglie. Nelle Marche l’azienda ha ripreso il volo, portando prosperità alla cittadina e ai suoi abitanti. L’intuizione di Moschini fu di invitare i migliori designer dell’epoca per progettare le nuove collezioni. A cominciare da Gio Ponti che nel 1965 disegnò per un hotel la poltrona imbottita Dezza. Da allora Poltrona Frau ha collaborato con gli astri – Castiglioni, Cappelli, Magistretti, Zanuso, Aulenti, Palomba Serafini e con chiunque avesse bisogno di poltrone, dai teatri ai treni, dalle compagnie aeree alle automobili di lusso. È molto probabile che tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo seduti sulla poltrona marchigiana.
Manifattura di grande tradizione
Nel 2014 l’azienda è stata ceduta alla famiglia americana Hawarth, ma l’azienda resta a Tolentino e per raccontarne la storia ha convertito un capannone nella zona industriale in un museo allestito da Michele De Lucchi come un teatro, dove protagoniste sono le sedute di Poltrona Frau dalle origini fino ai progetti più recenti. Il Cavalier Moschini con la sua holding ha acquistato la Gebrüder Thonet, famosa per le sedie in paglia viennese, e si è quindi concentrato su un nuovo importante progetto: restaurare l’ex opificio Gabrielli, nel centro della città, pesantemente danneggiato dal terremoto del 2016 e trasformarlo in un hotel.
Ogni camera un pezzo iconico
Interno Marche è stato pensato come una restituzione al territorio, e le sue 25 camere sono un omaggio ai designer che hanno gravitato attorno a Poltrona Frau. Ogni stanza è stata allestita con i rispettivi pezzi iconici, facendo una ricerca approfondita e laddove fossero fuori produzione, le aziende produttrici hanno provveduto a realizzarli apposta per l’hotel. In ogni camera l’esperienza è diversa. La 201, in bianco e nero lucido, sembra un micro museo di Mario Bellini e Cassina con il letto Cab Night, la sedia Cab 412, la prima in cuoio autoportante al mondo, e la lampada Chiara T. In un ex ufficio affrescato della Nazareno Gabrielli, hanno allestito la stanza Piero Lissoni, con il letto Moov, la sedia Eve e le lampade Camouflage. Mentre nella Vico Magistretti si trovano pezzi iconici come le lampade Atollo ed Eclissi e la sedia 0301 dalle linee orientali, oggi della Gebrüder Thonet. Altre cinque camere, in un edificio di fronte, sono invece dedicate ai movimenti artistici, Modernismo, Arts & Craft, Pop-art, Secessione viennese, Radical, con pezzi storici di ogni epoca.
Gusto e sapori di una terra gentile
Trovare un filo conduttore tra tanti elementi disparati, tutti di altissimo valore, non era impresa facile. Moschini, con la sua consueta volontà di privilegiare il territorio, ha dato fiducia allo studio Ora di giovani architetti di Tolentino, che hanno cucito una trama leggibile a prima vista e valorizzato gli elementi originali dell’opificio. Le foto nei corridoi raccontano la storia di Poltrona Frau e i suoi momenti salienti, al primo c’è una poltrona originale di Renzo Frau, del 1934, e nel bistrot sono esposti alcuni manufatti in pelle e in carta della storica azienda Nazareno Gabrielli. A proposito del Bistrot, la cucina non è di design, ma di sapori autentici con porzioni generose, segno che qui alcuni valori sostanziali sono sempre saldi.
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