Lazio

nei vicoli del centro spuntano gli ulivi-barricata

C’è l’ulivo che presidia l’ingresso della bottega artigiana, la palma che fa la guardia al portone del palazzo nobiliare e la yucca gigante che, svettando per metri, ridisegna il profilo del vicolo. Non è l’ultimo bando di arredo urbano firmato dal Campidoglio e nemmeno un restyling ecologico studiato dalla Sovrintendenza.

Questa foresta mediterranea ed esotica che sta silenziosamente conquistando il cuore antico di Roma ha una funzione molto più ruspante e urgente: fare da trincea contro i paraurti dei furgoni, i suv in doppia fila e i motorini della movida pronti a invadere l’ultimo centimetro di asfalto rimasto a chi cammina.

È la rivolta verde del centro storico. Una guerriglia pacifica, fatta di vasi pesanti e terra battuta, con cui residenti e commercianti hanno deciso di dichiarare guerra alla sosta selvaggia.

Il fenomeno, cresciuto spontaneamente negli anni, ha trasformato i rioni più belli della Capitale – dalla Regola a Ponte, passando per le sponde di via Giulia – in un labirinto di barriere vegetali. Un’anarchia botanica che, pur muovendosi quasi sempre nell’illegalità delle occupazioni abusive di suolo pubblico, è diventata l’unico vero argine all’inciviltà stradale.

Lo slalom di via Giulia e la trappola spinosa a ridosso dei palazzi

Per capire la genesi di questa metamorfosi basta camminare laddove i marciapiedi non sono mai esistiti e mai potranno essere costruiti a causa delle sezioni millimetriche delle strade. In via dei Banchi Vecchi o in via dei Farnesi, l’unico modo per evitare che una portiera si apra direttamente dentro il salotto di casa è piazzare un ostacolo imponente lungo il margine della carreggiata.

Il viaggio in questa Roma sottratta alle lamiere regala scorci surreali. In via Giulia, il corridoio pedonale pitturato sui sampietrini è una terra di nessuno, costantemente profanata da auto con l’immancabile foglietto “Torno subito” sul parabrezza.

Per difendere quel camminamento, gli abitanti hanno schierato una muraglia di fioriere così fitte che oggi i rami hanno colonizzato il passaggio, costringendo i turisti a un bizzarro slalom tra le foglie e i paraurti delle vetture.

Poco più in là, in via di Monte Ferrato, la strategia si fa militare: davanti a Palazzo Fioravanti la scelta è caduta sul pungitopo. Le sue foglie rigide e taglienti non servono solo a tenere lontane le ruote degli scooter, ma scoraggiano anche i frequentatori del weekend dall’utilizzare i bordi del vaso come panchina improvvisata per poggiare i bicchieri da cocktail.

Persino i classici paletti di ferro hanno perso la loro autorità: in via San Girolamo della Carità i motorini riescono comunque a scivolare nelle fessure, spingendo i proprietari degli stabili a raddoppiare la linea difensiva affiancando al metallo enormi vasi ornamentali.

Lo stesso scenario si ritrova in via dei Querceti e via di San Giovanni in Laterano, dove le piante formano una barriera protettiva a tutela dei tavoli all’aperto di ristoranti e locali.

Il Municipio I si arrende all’evidenza: verso l’interesse civico

Esercenti e cittadini lo ammettono senza troppi giri di parole: dove non arrivano i verbali dei vigili urbani e le sanzioni, devono arrivare le radici. Una logica della necessità che ha spinto le istituzioni locali a una retromarcia pragmatica. Invece di mandare le ruspe a sequestrare i vasi, il Municipio I ha deciso di studiare una via per legalizzarli.

L’assessore municipale all’Ambiente, Stefano Marin, ha formalizzato una proposta indirizzata all’assessorato capitolino al Commercio guidato da Valeria Baglio, chiedendo di riscrivere le regole del gioco. L’idea è quella di introdurre nel regolamento sulle occupazioni di suolo pubblico una nuova dicitura: le “occupazioni di interesse civico”. Sotto questa definizione rientrerebbero fioriere, piccoli spazi di comunità e aiuole gestite dai residenti, a patto che dimostrino di svolgere una funzione di salvaguardia dei pedoni e di decoro.

Se il Campidoglio sposerà la linea del Municipio, la foresta abusiva del centro storico cambierà status giuridico, trasformando l’esasperazione dei cittadini nel primo piano di sicurezza stradale ecologico e a costo zero per le casse comunali.

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