Lazio

addio al tempio del rock, rinasce come giardino della cultura

Per capire cosa sia stato quel civico 42 di via Casilina Vecchia, bisognerebbe poter riavvolgere il nastro della memoria urbana di una generazione intera.

Bisognerebbe riascoltare l’eco dei bassi che facevano vibrare i finestrini dei treni in transito sul Mandrione, rivedere la fiumana di ragazzi accalcati sotto le stelle a ridosso dell’Acquedotto Alessandrino, riassaporare l’atmosfera di quello che, per anni, è stato il tempio indiscusso della musica indie e delle notti romane.

Poi, nel 2015, i sigilli giudiziari, i lucchetti e il silenzio. Un oblio durato undici anni, durante i quali lo storico Circolo degli Artisti è scivolato in un sonno profondo fatto di polvere, sterpaglie e un futuro sospeso.

Oggi quel coma urbanistico è finalmente finito. Roma Capitale ha deciso di riaccendere i riflettori su uno dei suoi spazi più iconici, ma con una rivoluzione radicale: la vecchia anima da clubbing viene definitivamente consegnata agli archivi della nostalgia per fare spazio a un presidio culturale di quartiere, diurno e accessibile a tutti.

Il bando lampo e il patto di non aggressione con i residenti

Il motore della rinascita si è messo in moto grazie a Zetéma, la società partecipata del Campidoglio, che ha pubblicato il bando per l’assegnazione temporanea del complesso.

La clessidra corre veloce: gli operatori culturali e le associazioni del territorio avranno tempo fino al prossimo 16 luglio per presentare i propri progetti, con l’obiettivo di riaprire i cancelli entro la fine del mese.

Il nuovo corso, però, poggia su regole d’ingaggio rigidissime, figlie di una precisa volontà politica e di un lungo braccio di ferro con i comitati locali (Casilina Vecchia-Mandrione e Tuscolano-Villa Fiorelli). I residenti, che per anni hanno convissuto con i disagi di una movida senza freni, hanno ottenuto garanzie precise.

La linea tracciata dall’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, è netta: l’ex Circolo smette i panni della discoteca. Niente più amplificatori al massimo o flussi incontrollati di automobili fino all’alba.

Lo spazio di quattromila metri quadrati diventerà un’oasi “soft”: vi troveranno ospitalità pièce teatrali, rassegne di cinema all’aperto, presentazioni editoriali, dibattiti e concerti rigorosamente acustici o a bassissimo impatto sonoro, oltre ad attività motorie compatibili con la delicatezza archeologica dell’area.

L’ostacolo dell’amianto e la riapertura a tappe

La metamorfosi, in realtà, avrebbe dovuto compiersi all’inizio dell’estate, ma il passato industriale e artigianale del sito ha presentato un conto imprevisto e pericoloso.

Durante i primi sopralluoghi e i lavori di pulizia, i tecnici hanno scoperto una massiccia presenza di amianto nascosta nelle vecchie strutture.

La bonifica ambientale, necessaria per garantire la totale sicurezza dei futuri frequentatori, è stata complessa e ha dilatato i tempi del cronoprogramma, senza tuttavia intaccare l’obiettivo del Campidoglio di salvare la stagione estiva.

La gestione che partirà a fine luglio sarà una sorta di “numero zero”, un esperimento controllato che si protrarrà fino al 30 ottobre per testare la convivenza tra il nuovo polo e il tessuto urbano circostante.

Sarà un ritorno alla vita graduale e a tappe: l’edificio principale rimarrà infatti ancora transennato per consentire il completamento dei restauri strutturali, mentre le prime attività prenderanno possesso degli spazi aperti.

Dove un tempo si consumavano le notti della Roma rock, sta per nascere un nuovo polmone di socialità e pensiero. E questa volta, la sveglia suonerà presto al mattino.

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