‘Ndrangheta, sentenza del maxiprocesso Maestrale: il Pg ricorre in Cassazione
La Procura Generale di Catanzaro ha deciso di ricorrere in Cassazione contro la decisione con la quale il 29 giugno scorso la terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Dda avverso la sentenza con rito abbreviato emessa il 20 marzo 2025 dal gup distrettuale nel maxiprocesso Maestrale-Olimpo-Imperium contro i clan del Vibonese. La decisione, in accoglimento di un’eccezione sollevata dall’avvocato Sergio Rotundo, si fondava sul mancato rispetto delle nuove modalità di deposito telematico degli atti di impugnazione.
Secondo la Corte, dal 31 marzo 2025 gli appelli contro le sentenze emesse in primo grado con rito abbreviato devono essere depositati esclusivamente attraverso il portale del processo penale telematico, pena l’inammissibilità. Contro tale decisione, la Procura Generale di Catanzaro con i sostituti Raffaella Sforza, Andrea Buzzelli, Irene Crea e Annamaria Frustaci, ha deciso di fare ricorso in Cassazione lamentando vizi di illogicità nella decisione della Corte d’Appello e anche profili di illegittimità costituzionale nella nuova normativa inerente il deposito telematico degli appelli.
In totale la Dda aveva appellato 35 assoluzioni – 30 totali e 5 parziali – decise in primo grado. Tra le assoluzioni confermate quelle nei confronti del boss di Parghelia Carmine Il Grande (in primo grado chiesti 18 anni), dell’avvocato Francesco Sabatino (chiesti in primo grado 8 anni e 9 mesi), dell’avvocato Giacomo Franzoni (chiesti 8 anni in primo grado), del boss di Vibo Vincenzo Barba (chiesti 8 anni in primo grado), del boss di Filadelfia Rocco Anello (chiesti 9 anni in primo grado).
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