‘Ndrangheta, l’ombra della cosca Mancuso e le infiltrazioni nei villaggi turistici del Vibonese: sequestrate società e beni per oltre 4,7 milioni
I militari del Comando provinciale di Catanzaro e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) di Roma della Guardia di finanza hanno dato esecuzione a 2 provvedimenti emessi dal Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, di cui uno anticipato in via d’urgenza, con i quali è stato disposto il sequestro di prevenzione di 2 società di capitali compresi i patrimoni aziendali (una in Milano e l’altra in Catania), di un’impresa individuale (in Milano) e quote societarie di un’ulteriore società di capitali in Catania, per un valore complessivo stimato in oltre 4,7 milioni di euro, riconducibili a due soggetti inquadrati in una delle categorie di “pericolosità sociale qualificata” previste dal D.Lgs. n. 159/2011, sulla base del loro coinvolgimento nel troncone d’indagine “Imperium” del più ampio procedimento “Carthago_Maestrale-Olimpo-Imperium”.
Il controllo dei Mancuso sul territorio, in particolar modo nel settore turistico-alberghiero
Le indagini di polizia giudiziaria, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. di Catanzaro e dallo S.C.I.C.O, hanno consentito di delineare la sussistenza di un’organizzazione criminale, legata alla cosca “Mancuso” di Limbadi e Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, che, avvalendosi della forza di intimidazione promanante dal sodalizio e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che opprimono il territorio, aveva acquisito il controllo di diverse attività commerciali, soprattutto nel settore turistico-alberghiero, tanto da condizionarne la gestione. A suffragare la ricostruzione investigativa hanno contribuito le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, secondo cui alcuni indagati, nel corso degli anni, ponendo in essere diverse condotte di intestazione fittizia di quote e di cariche societarie, avevano consentito a soggetti appartenenti ovvero contigui alla criminalità organizzata di schermare le loro cointeressenze nelle attività imprenditoriali, così da evitare i provvedimenti di aggressione patrimoniale adottati dall’Autorità Giudiziaria.
Coinvolto un imputato già condannato con rito abbreviato a 20 anni di reclusione
In particolare, le odierne misure riguardano uno degli imputati (Assunto Natale Megna) nel summenzionato procedimento che è stato condannato con rito abbreviato (non ancora in via definitiva) dal G.U.P. di Catanzaro alla pena di anni 20 di reclusione, in quanto ritenuto intraneo, con il ruolo di organizzatore, alla potente cosca “Mancuso” ed autore di diversi reati-fine (trasferimento fraudolento di valori, usura ed estorsione), nonchè i successori di un imprenditore siciliano (Francesco Rapisarda, della provincia di Catania) rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori, nel filone del medesimo procedimento celebrato con il rito ordinario, deceduto prima della definizione del giudizio di 1° grado dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia.
Il commercio di prodotti ittici e floreali e l’agevolazione mafiosa
I decreti di sequestro sono stati emessi sulla base di articolate investigazioni economico-patrimoniali coordinate da questa Procura Distrettuale della Repubblica ed eseguite dallo S.C.I.C.O. di Roma e dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro che hanno valorizzato le risultanze investigative emerse dalle pregresse indagini di polizia giudiziaria che avevano documentato la connotazione illecita assunta dalle società raggiunte dal sequestro – attive nella gestione di noti villaggi turistici del litorale vibonese e nel commercio di prodotti ittici e floreali – per effetto delle modalità di gestione attuate dai soggetti interessati, che avevano consentito di beneficiare, in un caso, dell’agevolazione mafiosa derivante dall’adesione del proprietario alla cosca “Mancuso” e, nell’altro, del rapporto sinallagmatico instaurato dall’interessato in concorso esterno con la criminalità organizzata.
Inoltre:
– nel corso delle investigazioni e degli accertamenti economico-patrimoniali, è stato dato risalto al contributo dichiarativo offerto dal figlio del primo dei due soggetti, ora collaboratore di giustizia, che ha permesso di attribuire al congiunto l’impresa individuale, oggi sequestrata, intestata ad un “prestanome”;
– i provvedimenti del Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione nel procedimento di prevenzione, sono stati adottati, con riferimento ai successori del secondo dei due proposti con procedura anticipata in via d’urgenza, in attesa del successivo contraddittorio volto alla verifica della sussistenza dei presupposti per la confisca dei beni.
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