Cultura

Musik Music Musique 1979 – Le radici del synth-pop

Nel titolo del cofanetto c’è già tutto ciò che serve sapere. “Musik Music Musique 1979 – The Roots of Synth Pop” è, a tutti gli effetti, una panoramica ampia e minuziosa sulle origini del synth-pop, sviluppata lungo sessanta tracce distribuite su tre CD. Pubblicato dalla Cherry Red Records come quarto volume della serie dedicata al genere, il box si concentra su un anno chiave: il 1979, momento di soglia in cui il synth-pop comincia a prendere una forma riconoscibile, destinata di lì a poco a conquistare il grande pubblico internazionale.

Come sottolineato anche nel corposo e dettagliatissimo booklet, il 1979 è un anno di ibridazione più che di rottura. I pionieri del sintetizzatore iniziano ad affacciarsi oltre i confini della sperimentazione radicale, flirtando con l’immediatezza della forma-canzone senza rinunciare alle possibilità, ancora in gran parte inesplorate, offerte dall’elettronica. Non a caso, in molte delle tracce selezionate chitarra, basso e batteria restano elementi centrali dell’architettura sonora. I synth sono spesso ancora complementari, talvolta persino decorativi, ma già sufficientemente “invadenti” da alterare l’equilibrio tradizionale del rock.

Brani come “Night Spots” dei Cars o “Life in Tokyo” dei Japan – quest’ultima scritta con Giorgio Moroder, figura chiave nel traghettare l’elettronica verso il pop – rappresentano perfettamente questa fase di transizione: canzoni radicate nel rock e nel post-punk di fine anni ‘70, ma attraversate da una tensione futuribile che guarda già oltre.

La compilation offre anche numerosi brani in cui la trasmutazione sintetica è ormai compiuta. Qui l’elettronica diventa il fulcro stesso della composizione: sequenze, drum machine e tastiere sostituiscono quasi del tutto gli strumenti tradizionali, lasciando alle voci il ruolo di unico elemento pienamente umano. Sono soprattutto queste tracce (come già detto, tutte nate nel 1979 o poco prima) a costituire il nucleo più affascinante del cofanetto. Alcune suonano oggi dannatamente vintage, legate a un’estetica che tradisce la propria epoca; altre, invece, colpiscono per la loro sorprendente modernità e per la capacità di anticipare sviluppi futuri del pop elettronico.

Come evidenziano le note di accompagnamento, “Musik Music Musique 1979″ non ambisce a raccontare un genere già codificato, ma piuttosto a documentarne la fase embrionale, quando il synth-pop era ancora un territorio fluido, attraversato da influenze disparate e da soluzioni formali spesso provvisorie . È proprio in questa instabilità creativa che risiede il fascino del cofanetto.

Qui di seguito vi proponiamo una selezione di dieci gemme tra le sessanta incluse in questo ennesimo, riuscitissimo lavoro di scavo archivistico firmato Cherry Red Records. Buon ascolto!

FASHION
Technofascist

Un brano dalle atmosfere quasi western, molto vicino al punk ma persino più minimalista, prodotto da una band di Birmingham che, nelle sue uscite successive, avrebbe abbracciato con maggior convinzione il suo lato synth-pop.

TANYA HYDE
Herr Wunderbar

Disco music e synth-pop vanno a braccetto in questo sfiziosissimo brano a metà strada fra Giorgio Moroder e Amanda Lear. Nonostante l’accento tedesco messo in bella mostra, la cantante Tanya Hyde era inglesissima (originaria dell’Hertfordshire).

METROPHASE
New Age

Solo due singoli pubblicati dagli oscuri Metrophase che, in questo brano dal suono a dir poco “spartano”, si divertono a mischiare synth-pop e psichedelia.

GINA X PERFORMANCE
Nice Mover

Melodie gelide e sintetiche in questo curioso brano ballabile, a metà strada fra post-disco e no wave, nel quale troviamo tracce dei Kraftwerk e del David Bowie berlinese.

TELEX
Rock Around The Clock

Molto prima dell’avvento delle intelligenze artificiali i Telex, un trio belga che nel 1980 partecipò all’Eurovision, si immaginarono una versione di “Rock Around The Clock” che suona come fosse stata eseguita da un software. Sfiziosa, divertente ma sicuramente invecchiata maluccio.

COWBOYS INTERNATIONAL
Thrash

Un pezzo ipnotico, sorretto da un ritmo costante e da un synth frammentato che pulsa incessantemente. Nonostante la tensione meccanica del groove, il brano resta deliziosamente pop con la voce dolce e in rilievo di Ken Lockie a guidare la melodia.

THE FAMILY FODDER
Sunday Girl, Pt. 1

I Family Fodder smontano il pop levigato dei Blondie di “Sunday Girl” lasciandone solo l’ossatura nervosa. La dolcezza originale viene prosciugata e rimpiazzata da synth freddi e drum machine ossessive, in un clima volutamente disumano. È una cover malata e dissacrante che deraglia senza cercare redenzione. A rendere il tutto ancora più inquietante (o tenero, se vi piacciono le stranezze) c’è l’ingenuità spettrale di una voce infantile, sospesa tra gioco e incubo.

LANDSCAPE
Japan (12″ Version)

Un piccolo viaggio strumentale in cui il synth-pop si espande fino a farsi solenne, quasi epico. I ritmi funk, tesi verso la disco, sorreggono architetture sonore dal respiro progressive. Le tastiere disegnano paesaggi ampi, carichi di una grandiosità controllata ma visionaria. Fin dal titolo, affiorano suggestioni orientaleggianti che trasformano il brano in una vera esplorazione immaginaria.

THE DODGEMS
Science Fiction (Baby You’re So)

Un concentrato di punk futuribile, nervoso e tagliente. I Dodgems di “Science Fiction (Baby You’re So)” propongono un synth-pop spigoloso e minimale che guarda davvero alla fantascienza. Tra crudezza elettronica e melodie oblique, il brano vibra di un’inquietudine costante.

PLAIN CHARACTERS
Man In The Railings

Uno dei pezzi più interessanti del cofanetto questo dei Plain Characters, trio capace di spingere il pop elettronico ben oltre il proprio tempo. Un pastiche glam/techno-pop febbrile, attraversato da melodie malate e da un ritmo martellante che non concede tregua. Le tastiere, dal suono arcaico e quasi preistorico, vengono piegate a un uso sorprendentemente originale e avanguardistico. Ne nasce un brano inquieto e ipnotico, dove il futuro suona già come un’affascinante rovina.


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