Emilia Romagna

MuBa Pilastro, appello associazioni contro violenza e polarizzazione


Le associazioni del Pilastro prendono posizione dopo gli scontri legati al cantiere del Museo dei Bambini (MuBa) e pubblicano un lungo messaggio destinato alla cittadinanza. Un appello che rifiuta la logica dello scontro frontale e denuncia il rischio di trasformare il quartiere in un terreno di battaglia politica.

“Quando il dialogo si spezza con questa violenza, ne usciamo tutte sconfitte e indebolite”, scrivono le realtà firmatarie, tra cui Circolo La Fattoria, Coh-Cooperativa Sociale Accaparlante, Casa di Quartiere Ca’ Solare, Blog Pilastro, Cooperativa La Formica, Burrumballa e altre associazioni storicamente attive nel rione.

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“Non siamo pro o contro: questa non è la nostra storia”

Nel documento le associazioni spiegano di sentirsi strette “tra l’incudine e il martello di una polarizzazione assurda” e respingono l’invito a schierarsi in modo netto “a favore o contro” il museo, l’amministrazione o la tutela del verde.

“Questa non è la nostra storia”, affermano, ricordando decenni di lavoro sul territorio, tra lotte sociali, confronto con le istituzioni e impegno quotidiano contro le criticità economiche e culturali del quartiere.

Tre anni fa, sottolineano, non accettarono un museo “piovuto dall’alto”, chiedendo al Comune di fermarsi e rivedere il progetto. Da allora si sono svolti incontri, assemblee e confronti accesi, anche tra le stesse realtà del territorio, per evitare che il MuBa fosse un edificio isolato e scollegato dal contesto.

L’obiettivo dichiarato è trasformarlo in un ecosistema educativo connesso e diffuso, uno spazio pubblico per le giovani generazioni e per chi vive al Pilastro.

Preoccupazione per i giovani coinvolti negli scontri

Tra i passaggi più significativi del messaggio c’è la forte preoccupazione per il coinvolgimento dei giovani del quartiere negli scontri dei giorni scorsi.

“La loro rabbia sociale è stata messa in piazza senza percorsi di consapevolezza. Le conseguenze umane e sociali sono ciò che ci spaventa di più”, scrivono le associazioni, temendo ricadute profonde sulla comunità.

“Il Pilastro non sia una cavia”

Un altro timore riguarda la dimensione che la vicenda sta assumendo oltre i confini locali. Secondo le realtà firmatarie, il rischio è che il Pilastro venga trasformato in un laboratorio nazionale di scontro ideologico o di gestione muscolare dell’ordine pubblico.

“Non accettiamo che il Pilastro venga usato come cavia per battaglie che si giocano altrove”, si legge nel documento. Il quartiere, sottolineano, non ha bisogno di essere “salvato” o “liberato”, ma di presenza costante, lavoro dal basso, ascolto e risposte concrete.

L’appello: confronto vero, non slogan

Le associazioni concludono ribadendo la propria disponibilità al dialogo, pur tra differenze interne e posizioni non sempre coincidenti. “Non abbiamo la pretesa di essere nel giusto”, scrivono, ma chiedono rispetto e considerazione per il lavoro svolto nel tempo.

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L’invito rivolto alla cittadinanza è chiaro: venire al Pilastro “non per gridare, ma per raccontarsi, confrontarsi e discutere davvero”.

In un momento di forte tensione sul progetto del MuBa, il messaggio delle associazioni punta a riportare il confronto su un terreno di responsabilità collettiva, lontano dalla contrapposizione frontale e dalla strumentalizzazione politica.


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