Morto in carcere per deperimento, cure non adeguate: la Cedu condanna l’Italia
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la morte del ventottenne Antonio Raddi, nel carcere di Torino dopo aver perso 30 kg in sette mesi. Il giovane, durante la detenzione, affermava di non riuscire a mangiare. Sul caso, dopo la denuncia dei familiari aveva indagato la procura del capoluogo piemontese, che però al termine degli accertamenti aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione del fascicolo, non ravvisando responsabilità di carattere penale per la sorveglianza sanitaria non adeguata.
Il rifiuto del cibo
La Corte ha accolto un ricorso degli avvocati Gianluca Vitale e Federico Milano e ha condannato l’Italia per la violazione degli articoli sul rispetto del diritto alla vita e sul divieto di trattamenti inumani e degradanti nelle carceri. Raddi, che era stato nel carcere di Ivrea prima che a Torino, soffriva di ansia e depressione, era detenuto nella sezione dedicata alle dipendenze. Il rifiuto del cibo era stato interpretato come una strategia manipolativa per avere accesso a misure alternative. Per gli eurogiudici però, malgrado le segnalazioni del garante dei detenuti, le autorità hanno omesso di accertare la reale intenzione e le vere ragioni che erano alla base del suo no al cibo e alle cure compreso un ricovero programmato, circostanza quest’ultima considerata tale da interrompere il nesso causale tra la morte, avvenuta dopo tre giorni di coma, e l’assistenza medica che non poteva dirsi – per la Cedu – adeguata e sufficiente.
Per i giudici di Strasburgo, poi, il sottrarsi alle cure era stato occasionale e legato a periodi di isolamento. Ad avviso della Cedu, non si può dunque sostenere che le autorità abbiano fatto «tutto il ragionevolmente possibile, in buona fede e tempestivamente, per cercare di scongiurare l’esito mortale». Ora lo Stato dovrà versare alla famiglia 26mila euro per danni e spese. Per l’avvocato Gianluca Vitale, quella della Corte europea dei diritti dell’uomo «è la condanna a un intero sistema che ha fallito».
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