Veneto

Morto annegato a Venezia, era stato aggredito?

È morto all’alba di martedì a Venezia Jamel Mallat, cittadino tunisino di 22 anni, annegato nel rio di San Polo dopo essere caduto in acqua nei pressi della Corte Amaltea, davanti al palazzo della Finanza. La vicenda, inizialmente trattata come un possibile incidente, si sta progressivamente intrecciando con un quadro più ampio di tensioni e violenze che coinvolgerebbero gruppi rivali della comunità tunisina presente in laguna.

Secondo quanto ricostruito dai familiari e dagli amici del giovane, nelle ore precedenti alla morte Mallat sarebbe stato inseguito e minacciato da alcuni connazionali con cui esistevano forti contrasti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, al momento uno degli elementi centrali dell’inchiesta, mostrerebbero però il 22enne da solo mentre barcolla prima di cadere nel canale, ma immediatamente prima avrebbe chiesto aiuto.

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Le ultime ore di Jamel Mallat

Stando ai racconti raccolti dagli investigatori, il giovane avrebbe trascorso le ore precedenti alla tragedia nel centro storico veneziano. Alcuni amici sostengono che poco prima della caduta fosse stato raggiunto all’interno di un bar da esponenti di un gruppo rivale.

Secondo le testimonianze riferite dai parenti, la discussione sarebbe degenerata rapidamente. Mallat avrebbe poi contattato telefonicamente alcuni familiari, tra cui un cugino residente in Tunisia, dicendo di essere inseguito e di stare cercando di scappare. Un altro amico gli avrebbe offerto ospitalità per la notte, ma il giovane non sarebbe mai riuscito a raggiungere quel rifugio.

I familiari ritengono che il 22enne fosse in uno stato di forte agitazione e paura. Alcuni ipotizzano che possa essere stato colpito durante la fuga o che abbia perso l’equilibrio mentre tentava di allontanarsi dai suoi inseguitori. Al momento, tuttavia, non risultano conferme investigative in questa direzione.

Le immagini delle telecamere e la posizione della Procura

La Procura di Venezia continua a mantenere aperta l’ipotesi dell’incidente. I filmati acquisiti dagli investigatori mostrerebbero infatti Jamel Mallat solo al momento della caduta nel rio di San Polo. Inoltre, secondo quanto emerso, sul corpo del giovane non sarebbero state rilevate ferite evidenti.


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Il pubblico ministero Anna Andreatta sta coordinando gli accertamenti e, nelle prime fasi dell’indagine, non avrebbe ancora deciso se disporre l’autopsia. Nelle ultime ore, però, diversi amici e conoscenti del 22enne si sono presentati alle forze dell’ordine per riferire episodi di violenza, minacce e tensioni maturate nei giorni precedenti alla morte.

Gli investigatori stanno analizzando anche video e messaggi vocali circolati tra amici e parenti della vittima. Alcuni audio conterrebbero riferimenti a possibili vendette e richiami a precedenti episodi di aggressione avvenuti nelle settimane scorse tra giovani appartenenti a gruppi rivali.

Il contesto delle tensioni tra gruppi rivali

La morte di Jamel Mallat si inserisce in un clima di crescente tensione che da tempo interessa alcune frange della comunità tunisina tra Venezia, Mestre e il Padovano. I familiari del giovane indicano come sfondo della vicenda una faida tra gruppi rivali, alimentata da aggressioni reciproche e regolamenti di conti.

Nei giorni precedenti all’annegamento, alcuni parenti del 22enne sarebbero già stati coinvolti in episodi violenti. Due cugini risultano essere stati accoltellati in calle lunga, nella zona di San Barnaba, mentre un altro giovane sarebbe stato aggredito con una bottiglia e successivamente ferito con un coltello. Di cognome Mallat era anche il giovane ucciso con un colpo di fucile alle Guglie nel 2023, ma con questo fatto non ci sarebbero collegamenti.

Secondo quanto raccontato dai familiari, le tensioni avrebbero coinvolto anche membri della famiglia Sakka, indicata come gruppo rivale. Le accuse, tuttavia, restano al momento esclusivamente nelle dichiarazioni dei parenti e non risultano confermate dagli inquirenti.

Il timore di una possibile escalation è aumentato dopo la diffusione di messaggi e dichiarazioni cariche di rabbia da parte di amici e conoscenti del giovane. Alcuni parlano apertamente di vendetta, mentre sui social e nelle chat private continuano a circolare filmati e registrazioni vocali collegati agli ultimi giorni di vita di Mallat.

La vita del giovane in Italia

Jamel Mallat era arrivato in Italia quando era ancora minorenne. Aveva vissuto inizialmente in una comunità, poiché la famiglia non disponeva delle condizioni necessarie per accoglierlo regolarmente nel Paese. Dopo il compimento dei 18 anni aveva ottenuto un permesso di soggiorno regolare. Secondo quanto riferito da amici e conoscenti, lavorava come muratore e progettava di tornare in Tunisia nei prossimi mesi per rivedere la madre e la sorella. Un cugino ha raccontato che il giovane aveva già acquistato il biglietto aereo per il viaggio.

Il 22enne risultava noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a reati di droga, ma chi lo conosceva lo descrive come una persona tranquilla e disponibile.

Le indagini ancora aperte

La ricostruzione definitiva di quanto accaduto resta ancora incompleta. Gli investigatori stanno cercando di chiarire se la morte del giovane sia stata esclusivamente conseguenza di una caduta accidentale oppure se eventuali minacce e inseguimenti abbiano avuto un ruolo determinante nella tragedia.

Fondamentali saranno le analisi sui telefoni cellulari, l’esame delle immagini di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nelle ultime ore. Nel frattempo, in diverse zone del Veneziano e del Padovano resta alta la tensione all’interno della comunità tunisina, mentre le forze dell’ordine monitorano la situazione per prevenire possibili episodi di ritorsione.


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