Morte di David Rossi, la Dda di Firenze indaga per omicidio e sui legami con la cosca Di Cutro
La Procura di Firenze apre un fascicolo per omicidio sulla morte di David Rossi, sulla pista che porta al clan di Cutro già sentiti testimoni
CUTRO – La Dda di Firenze ha formalmente aperto un fascicolo per omicidio sulla morte di David Rossi, accogliendo il testimone raccolto dagli esposti della famiglia e dalle carte della Commissione parlamentare d’inchiesta. La pista della ‘ndrangheta da materiale d’inchiesta parlamentare diventa così materia d’indagine penale attiva. Ed è una pista che porta a Cutro. Superando le due precedenti archiviazioni per suicidio firmate a Siena, l’indagine fiorentina nasce anche in seguito all’esposto presentato dalla moglie Antonella Tognazzi e dalla figlia Carolina Orlandi. Gli inquirenti fiorentini avrebbero già iniziato a riascoltare i testimoni, concentrandosi proprio sulle lesioni riscontrate sul corpo del manager, sulla dinamica dell’aggressione e sui possibili legami con la criminalità organizzata, a partire da ambienti vicini alla cosca del boss Nicolino Grande Aracri e alle manovre opache nel sistema delle sponsorizzazioni MPS.
Manovra a tenaglia di tre Dda
La manovra è a tenaglia, e la conducono da ben tre Dda, come già riferito dal Quotidiano. Un altro fascicolo è approdato la scorsa estate sul tavolo della pm di Brescia Claudia Passalacqua. L’obiettivo degli inquirenti bresciani è fare luce sui legami tra la criminalità organizzata nel Mantovano, l’area strategica di Viadana e gli intrecci con la cosca Grande Aracri. Altro filone è quello aperto dalla Dda di Bologna, in un quadro ormai del tutto integrato con il lavoro e gli atti trasmessi dalla Commissione parlamentare. La Dda di Bologna, in particolare, scava sui terminali emiliani del clan di Cutro e sulla filiale già emersa nell’inchiesta Grimilde. Un triplo binario giudiziario per chiarire se Rossi sia stato ucciso per aver bloccato i fondi alla cosca o se sia rimasto stritolato dai flussi riservati della banca.
L’asse Siena-Viadana-Cutro
L’asse Siena-Viadana-Cutro si innesta in seguito al rinvenimento del codice a sette cifre 4099009, riconducibile a un certificato di deposito al portatore a tasso fisso (scadenza 31 agosto 2013), nella memoria del cellulare di Rossi. Quel conto era attivo presso la filiale bancaria di Viadana all’epoca controllata da MPS. La banca compare agli atti dell’inchiesta antimafia Grimilde poiché uno dei clienti era il rampollo della cosca Salvatore Grande Aracri, nipote del boss di Cutro e figlio di Francesco, boss di Brescello, primo Comune emiliano sciolto per mafia. Come svelato dai collaboratori di giustizia Salvatore Cortese e Pino Giglio, e confermato dal presidente della Commissione Gianluca Vinci, quella specifica filiale nella Bassa Mantovana era considerata dalla ‘ndrangheta cutrese un vero e proprio hub finanziario operativo per l’estrazione e il riciclaggio di contante.
Secondo uno dei verbali dei super-testi, Rossi avrebbe gestito o intercettato flussi finanziari riservati su quella piazza, muovendosi sull’asse Siena-Mantova-Reggio Emilia per operare la riconversione tra denaro contante, bonifici opachi e criptovalute/bitcoin, proprio allo scopo di renderne impossibile la tracciabilità. Nella sua qualità di responsabile della comunicazione, Rossi gestiva un budget imponente per le sponsorizzazioni (circa 50 milioni di euro all’anno).
Il blocco fondi
Tra le società finanziate figurava proprio il Rugby Viadana, squadra di cui Rossi era tifoso e frequentatore. Proprio prima della morte del manager, il budget complessivo delle sponsorizzazioni MPS subì un consistente taglio di circa 10 milioni di euro. Nei verbali secretati si fa riferimento a presunte anomalie e al blocco di fondi destinati a società sportive o a imprese edili locali, come la ditta riconducibile all’imprenditore cutrese Antonio Muto, impegnata nei lavori dello stadio di Viadana. Attività e cantieri tra la provincia mantovana e quella reggiana sono storicamente sotto il controllo egemonico del clan Grande Aracri. Dovrà essere il triplo binario giudiziario a confermare se Viadana fosse il punto in cui la finanza di Rocca Salimbeni, le sponsorizzazioni e i titoli al portatore incontravano il sistema di riciclaggio della cosca di Cutro tra Emilia e Lombardia.
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