Morta durante un intervento ortopedico, la procura chiede di processare per falso il primario Federico Santolini

Genova. La procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per falso ideologico del direttore dell’unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia d’urgenza dell’ospedale San Martino Federico Santolini. L’accusa riguarda i verbali redatti, in qualità di pubblico ufficiale, in seguito all’intervento chirurgico di riduzione della frattura del bacino nel corso del quale era morta la giornalista 62enne Giada Ferrero.
In base a quanto emerso dalle indagini della squadra mobile durante l’intervento si era rotta la punta di un trapano utilizzato per praticare dei fori su cui inserire una placca per ricomporre la frattura e il medico non aveva specificato chi avesse svolto in dettaglio le singole attività in sala operatoria. Infine non aveva scritto che, dopo il decesso della paziente, aveva praticato un’incisione post mortem sul corpo per estrarre la punta spezzata.
La difesa di Santolini: “Non ho voluto nascondere nulla”
Santolini, difeso dall’avvocato Antonio Rubino, nell’interrogatorio davanti al pm aveva spiegato che la rottura della punta del trapano è un evento molto comune durante quel tipo di intervento e che per questo non era stata specificata nella relazione finale, così come non viene normalmente indicato nell’ambito di un’equipe chirurgica chi sta svolgendo una specifica attività. Infine, rispetto alla rimozione post mortem della punta spezzata, aveva detto che era stata una decisione presa per una questione di decoro della salma, visto che la punta fuoriusciva da un fianco. “Il mio assistito è molto sereno – spiega l’avvocato Rubino – anzitutto perché dalla perizia è emerso che i medici non hanno avuto responsabilità nella morte della paziente e questo li ha sollevati, ma anche rispetto all’accusa di falso è tranquillo perché è consapevole di non aver mai voluto nascondere nulla”.
Chiesta l’archiviazione per l’omicidio colposo, ma i famigliari si oppongono
La perizia medico legale disposta dal pm Giuseppe Longo e depositata nelle scorse settimane ha nel frattempo escluso che la rottura della punta del trapano abbia inciso sulla morte della donna: “Non sono dimostrabili comportamenti colposi di rilievo penale nel comportamento dei sanitari che hanno proceduto all’intervento chirurgico”, hanno scritto i consulenti, inducendo il pm a chiedere l’archiviazione per il reato di omicidio colposo (oltre a Santolini erano indagati anche il figlio, un altro chirurgo e un’anestesista).
Ma i famigliari della donna, assistiti dagli avvocati Alessandro Pistochini e Francesca Lazzeri, hanno presentato opposizione. “Abbiamo fatto opposizione – spiega l’avvocato Pistochini – perché pur avendo la procura fatto un lavoro enorme, a nostro avviso la valutazione medico legale affronta solo in modo parziale la questione della colpa medica. Per questo chiederemo un allargamento degli accertamenti tecnici”. Tra gli elementi che i famigliari e i loro avvocati vogliono approfondire è se la 62enne fosse effettivamente nelle condizioni di salute per essere sottoposta a quel tipo di intervento e se l’emorragia venosa che – pur non essendo in relazione con la rottura della punta del trapano – in una paziente con patologie pregresse avrebbe dovuto indurre a interrompere immediatamente l’intervento.
L’inchiesta era partita dopo due lettere anonime recapitate ai famigliari e poi in procura in cui si elencavano alcuni comportamenti anomali da parte dei presenti durante e dopo l’intervento che sarebbero stati diretti – sosteneva ‘il corvo‘ – a sviare i successivi accertamenti. I famigliari della donna, che avevano già celebrato il funerale a quel punto avevano acconsentito alla riesumazione della salma.
Contattata per un commento, la direzione dell’ospedale San Martino ribadisce di essere, “come d’abitudine, a completa disposizione delle autorità competenti, fiduciosa dell’operato della giustizia”




