Cultura

Morrissey – Make-Up Is a Lie

Sei lunghi anni di attesa da “I Am Not a Dog on a Chain” per arrivare ad un nuovo album del buon vecchio Moz, anni fatti di album annunciati e mai pubblicati quali l’ambizioso ” Bonfire of Teenagers ” , ancora non è chiaro che fine farà, e le solite polemiche che accompagnano la figura di Morrissey praticamente da sempre.

Ormai è inutile soffermarsi sulla sua figura, sulle sue prese di posizioni, le sua battaglie, il suo spirito nazionalista perché questo è Morrissey e lo è sempre stato fin dai tempi degli Smiths, si può essere d’accordo o ci si può allontanare da lui disturbati e leggermente schifati, o lo si può accettare per quello che è come si accetta un vecchio amico dal quale sei ideologicamente distante ma al quale destini il tuo affetto fatto di ricordi e momenti in qualche modo condivisi.

Resta comunque una delle star più interessanti e artisticamente più longeve della mia generazione, insieme a pochi altri ancora rimasti in circolazione, con la sua capacità/difetto di mostrarsi per quello che è, senza filtri particolari.

L’album nasce in Francia dopo che i contrasti sulla pubblicazione di ” Bonfire of Teenagers ” ne avevano sorprendentemente bloccato l’uscita e il Moz aveva annunciato di averne un altro pronto ( quello che avrebbe dovuto chiamarsi “Without Music the World Dies”), da allora è passato ancora un po’ di tempo per trovare una casa discografica ma finalmente eccolo qua.

Aspettative altissime ma i singoli usciti avevano un po’ mandato in depressione questa aspettativa facendo temere che questo nuovo album si fosse trasformato, dopo tanti annunci e febbrile attesa, nel “Remarkable Rocket” del suo amato Oscar Wilde.

Andiamo quindi ad analizzare questo lavoro brano per brano.

You’re Right, It’s Time

Musica della tastierista Camila Grey Gutierrez e’ un brano che aveva gia’ fatto live , un bel basso e una linea melodica riuscita punteggiano un testo nel quale aleggia un senso di morte mentre si cercano gli ultimi sprazzi di liberta’, devo dire essere un buon inizio. Voto 7

Make-Up Is a Lie

Primo singolo che all’uscita mi aveva lasciato interdetto, questa cassa dritta e questo ritornello ossessivamente ripetuto non mi affascinavano affatto, ci può stare nell’economia di un album ma la scelta di presentarlo come apripista era scellerato, con gli ascolti ripetuti si insinua nella testa come un cattivo pensiero e questo forse ne giustifica la scelta. Il testo sembra ricordare alcune posizioni femministe e in particolare la figura di Simone de Beauvoir (scrittrice, saggista e filosofa esistenzialista) compagna di Jean-Paul Sartre e insieme a lui sepolta nel cimitero di Montparnasse), Musica scritta ancora da Camila Grey Gutierrez e Jonathan Forrest Bates non mi convince del tutto. Voto 6

Notre-Dame

Canzone arcinota perché suonata dal vivo ( devo dire senza particolari entusiasmi ) e presentata come secondo singolo dell’album. Nonostante la rivitalizzazione con un buon arrangiamento la scelta di inserirla nell’album è da masochisti, un testo datato e complottista sull’incendio di Notre Dame ( per l’occasione rivisto togliendo i riferimenti ad un atto terroristico) e una melodia ripetuta e ossessiva. Senza dubbio uno dei peggiori brani scritti da Alain Whyte per il buon Moz lo salva dal disastro totale solo l’arrangiamento. Potevano benissimo relegarlo tra le bonus track e inserire al suo posto “Hello Hell”. Voto 5

Amazona

Ecco il terzo singolo e il terzo mistero, ma a chi viene in mente di pubblicare questa cover come antipasto dell’album? Tre singoli proprio per farsi de male, anche il posto di Amazona era tra le bonus track ma e’ cosi’ difficile arrivarci? Dovevate semplicemente mettere la bella “Happy New Tears” al suo posto e sollevare il livello qualitativo dell’album. Sia chiaro non e’ la canzone in se ma la scelta che disturba nell’economia dell’album, per il resto e’ una dignitosa cover di un pezzo dei Roxy Music che fanno un po’ David Bowie ma in generale non amo le cover. Voto 6

Headache

Gran bel pezzo che a tratti fa venire in mente “Life Is A Pigsty”, cantato in modo particolare quasi sussurrato nel testo sembra raccontare la stanchezza di un lungo rapporto affettivo che si logora fino allo sfinimento. Musica di Gustavo Manzur e direi che ci siamo proprio, Voto 7,5

Boulevard

Brano di Alain Whyte che non brilla particolarmente dal punto di vista melodico nonostante la sentita interpretazione di Morrissey, il viale forse come metafora della vita ma anche il testo non incide più di tanto. Voto 6

Zoom Zoom the Little Boy

Con questo brano troviamo come autore anche Jesse Tobias e musicalmente è abbastanza inusuale con vibrazioni anni 60, è una specie di pop psichedelico animalista su un ragazzino che vuole salvare tutti gli animali, in fondo funziona nella sua particolarità. Voto 7

The Night Pop Dropped

Ancora Jesse Tobias a dare un po’ di ritmo all’album e anche un ritornello che funziona, il pensiero va verso un revival anni 60 in salsa new wave, il tutto e’ gradevole. Molti sembrano volerci vedere la figura di David Bowie ( potrebbe anche essere ma mi sembra strana come ipotesi), io ho provato a sostituire la parola pop con Smiths e sembra quadrare tutto, ma mi rendo conto che forse è solo una mia suggestione. Voto 7,5

Kerching Kerching

Questo è un brano che si ama o si ignora, io lo trovo delizioso sia nella costruzione lirica e melodica che negli arrangiamenti con i cori perfetti che arrivato a dare colore al brano, Un testo che amplia il concetto di “Spent the Day in Bed” portandolo alla critica di una carriera che sacrifica gli affetti solo per poi sentirsi perennemente inadeguato e criticato. Una vita spesa per fare soldi nel quale risulta delizioso l’utilizzo dell’onomatopea Kerching Kerching a significare il suono di un registratore di cassa che simboleggia il dedicare la propria vita solo a fare sempre più soldi. Brano da non sottovalutare con coautrice Camila Grey Gutierrez che questa volta sorprende. Voto 8

Lester Bangs

Omaggio esplicito a al critico musicale Lester Bangs morto a soli 33 anni per overdose che rimane una leggenda nell’ambiente della critica musicale, Morrissey si aggrappa alla nostalgia e alla sua giovinezza mentre Camila Grey Gutierrez come coautrice dimostra di saperci fare. Voto 7

Many Icebergs Ago

Brano sulla falsariga di “Boulevard” ma questa volta con maggiore brio e atmosfera cantato con trasporto da Morrissey. Muzica di Manzur. Voto 6.5

The Monsters of Pig Alley

Alain Whyte salva con questo brano la sua partecipazione all’album, altrimenti inconsistente, con un istant classic che ci riporta al Morrissey degli inizi in un brano che sarà amatissimo dai vecchi fan. Il testo esplora le contraddizioni del successo e la discesa nell’inferno mentre sullo sfondo aleggia il richiamo della famiglia e delle proprie origini, accompagnato da un bel video è il vero singolo dell’album che doveva essere pubblicato per primo. Voto 8

Considerati i brani che avevano anticipato l’uscita sinceramente mi aspettavo un mezzo disastro invece Il buon Moz alla fine riesce comunque a cavarsela con il resto di un album gradevole, certo ci troviamo lontani dai sui capolavori ma la varietà delle scelte musicali e la sua interpretazione, a volte diversa dal solito, riescono a darci un ascolto comunque interessante.

Sicuramente presta il fianco ai suoi detrattori inclini a non perdonargli nulla perché questo album ascoltato con superficiale velocità e con approccio volutamente ed eccessivamente critico rischia di essere buttato via con la stessa rapidità , ma alla fine dei conti ritengo che nonostante i suoi sessantasei anni il buon vecchio Moz è un artista che merita ancora attenzione.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »