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Mondiali di calcio, l’Iran a Tijuana: l’abbraccio dei tifosi e la caccia all’autografo


Bagno di folla ieri, 9 giugno, per la nazionale di calcio dell’Iran, che ha salutato i propri tifosi prima di una sessione di allenamento a Tijuana, in Messico. Poche ore prima, il Dipartimento della Sicurezza Internazionale degli Stati Uniti aveva confermato che alla squadra sarà consentito l’accesso in territorio americano solo a partire dal giorno precedente ciascuna delle tre sfide della fase a gironi della Coppa del Mondo. La selezione iraniana era atterrata a Tijuana alle prime luci di domenica 7 giugno. Nel fine settimana, diverse indiscrezioni giornalistiche avevano citato l’ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, secondo cui la squadra sarebbe stata costretta a entrare e uscire dagli Stati Uniti nella stessa giornata della partita. Uno scenario che aveva sollevato pesanti interrogativi sulla logistica e sul possibile impatto sulle prestazioni atletiche dei giocatori. Si tratta della prima volta, dalla nascita dei Mondiali di calcio nel 1930, in cui un Paese ospitante si trova a ricevere sul proprio territorio una nazione con cui è ufficialmente in guerra. Il calendario ufficiale prevede che l’Iran affronti la Nuova Zelanda a Los Angeles il 15 giugno, il Belgio sempre a Los Angeles il 21 giugno e l’Egitto a Seattle il 26 giugno. Inizialmente, i calciatori avrebbero dovuto svolgere il ritiro in Arizona, ma i piani sono stati stravolti a febbraio, in seguito allo scoppio del conflitto bellico che vede contrapposti l’Iran da un lato e gli Stati Uniti e Israele dall’altro.

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