minaccia il suicidio dopo la separazione e si lascia cadere, salvato da 4 carabinieri
Un intervento drammatico, sospesi nel vuoto a diverse decine di metri dal letto del Tevere, risolto solo grazie al sangue freddo e al riflesso istantaneo di quattro servitori dello Stato.
È la cronaca di una tragedia sfiorata questa notte, intorno alle ore 02:30, sul Ponte dell’Industria (storicamente ribattezzato dai romani “Ponte di Ferro”), la struttura che collega i quartieri di Ostiense e Portuense. Un uomo di 57 anni è stato salvato dai Carabinieri un istante prima di precipitare, dopo essersi deliberatamente lasciato andare nel vuoto.
Tutto è iniziato con una telefonata agghiacciante giunta al Numero Unico di Emergenza 112. Dall’altro capo del filo, la voce spezzata del cinquantasettenne annunciava l’intenzione di farla finita, indicando proprio il ponte monumentale come teatro dell’estremo gesto.
La trattativa nella notte e il ricatto affettivo
La centrale operativa dell’Arma ha fatto convergere sul posto nel giro di tre minuti le gazzelle delle stazioni di Roma Porta Portese e Garbatella.
Al loro arrivo, lo scenario appariva già disperato: l’uomo si era già arrampicato oltre i camminamenti pedonali, superando le barriere di protezione per posizionarsi su un’impalcatura di tubi metallici adiacente alla struttura principale del ponte, parzialmente interessata da lavori.
In evidente stato di alterazione psicofisica e fortissima agitazione, il 57enne ha urlato ai militari i motivi della sua disperazione: il dolore inaccettabile per la fine della relazione con la moglie, con la quale è in corso una difficile procedura di separazione.
L’uomo è rimasto aggrappato ai tubi metallici per diversi minuti, pretendendo con forza di vedere immediatamente la donna come unica condizione per scendere.
Il momento del dramma: appeso con le sole mani
Mentre una parte dei Carabinieri cercava freneticamente di rintracciare e contattare la moglie per portarla sul posto o farla parlare al telefono, la situazione è improvvisamente precipitata.
Preso da un attacco di panico o dall’impulso distruttivo, il cinquantasettenne si è sporto repentinamente verso il basso, ha staccato i piedi dai tubi dell’impalcatura e si è lasciato cadere nel vuoto.
L’impatto fatale con l’acqua o con i pilastri sottostanti è stato evitato solo da un ultimo, disperato istinto di sopravvivenza: l’uomo è rimasto infatti sospeso nel vuoto, aggrappandosi alla struttura metallica con la sola forza delle mani.
Il blitz eroico: Senza esitare un solo secondo, i quattro Carabinieri presenti sul posto si sono lanciati in avanti. Sfidando l’oscurità e la precarietà della struttura, i militari si sono letteralmente arrampicati sui tubi dell’impalcatura, sporgendosi oltre il vuoto.
Sono riusciti ad afferrare saldamente l’uomo per le braccia e per i vestiti, bloccandone la discesa e tirandolo nuovamente su a forza, mettendolo in sicurezza sulla banchina pedonale prima che le sue mani cedessero definitivamente alla fatica.
Il ricovero d’urgenza al San Camillo
Una volta riportato sul piano stradale, l’uomo, visibilmente provato e sotto shock, è stato immediatamente preso in cura dal personale sanitario del 118, giunto sul posto con un’ambulanza e un’automedica allertate preventivamente dai Carabinieri.
Il cinquantasettenne è stato immobilizzato e trasportato d’urgenza, a sirene spiegate, presso il vicino ospedale San Camillo, dove è stato ricoverato in codice rosso psichiatrico.
L’uomo si trova ora piantonato nel reparto di competenza, sottoposto alle terapie necessarie e al supporto psicologico del caso.
Per i quattro Carabinieri, rimasti fortunatamente illesi durante le concitate fasi del salvataggio, resta il riconoscimento di aver evitato, grazie a un gesto di autentico eroismo operativo, un dramma che sembrava ormai già scritto.
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