Microdosi di psichedelici contro ansia e depressione: a Chieti la prima somministrazione in Italia | isNews
Lo studio, approvato lo scorso anno dall’Aifa, è in corso su una paziente di 63 anni
CHIETI. Una donna di 63 anni è la prima paziente in Italia a essere trattata con psilocibina, principio attivo contenuto in alcuni funghi, nell’ambito di una sperimentazione clinica sulla depressione resistente. La somministrazione è avvenuta nella mattinata di mercoledì 4 febbraio presso la Clinica Psichiatrica dell’ospedale Santissima Annunziata, sotto la guida dell’equipe diretta da Giovanni Martinotti, direttore dell’unità operativa.
La paziente ha assunto una compressa contenente il principio attivo dei cosiddetti funghi psichedelici. La procedura si è svolta regolarmente e, al momento, non sono state rilevate criticità cliniche. Come previsto dal protocollo sperimentale, la donna è ora sotto stretta osservazione.
Lo studio, approvato lo scorso anno dall’Aifa, è randomizzato e in doppio cieco: né i pazienti né i clinici sanno se venga somministrata la psilocibina o un placebo. Anche in questo primo caso, dunque, non è possibile stabilire se la paziente abbia effettivamente ricevuto il composto attivo o una compressa placebo, condizione ritenuta essenziale per garantire la validità scientifica dei risultati.
Il protocollo prevede una seconda somministrazione a distanza di tre settimane, seguita da un attento follow-up clinico per monitorare l’andamento dei sintomi depressivi nel tempo. La sperimentazione è rivolta esclusivamente a pazienti affetti da depressione resistente ai farmaci, una condizione complessa che non risponde alle terapie antidepressive tradizionali.
“Questo primo trattamento – sottolinea Martinotti, professore ordinario all’Università Gabriele d’Annunzio – rappresenta un passaggio storico per la ricerca clinica italiana nel campo delle neuroscienze e della psichiatria, aprendo nuove prospettive per lo studio di approcci terapeutici innovativi nei disturbi dell’umore”.
Un elemento distintivo dello studio è l’integrazione con la stimolazione magnetica transcranica (Tms), tecnica di brain stimulation non invasiva. Tutti i pazienti arruolati ricevono infatti un trattamento con Tms: chi assume il placebo farmacologico riceve una Tms attiva, mentre chi assume la psilocibina riceve una stimolazione magnetica sham, ovvero placebo. In questo modo, entrambi i gruppi hanno accesso a un intervento potenzialmente efficace, garantendo al tempo stesso equilibrio etico e rigore metodologico alla ricerca.
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