Cultura

Meryl Streep attacca Hollywood: “I film si sono Marvel-izzati. Eroi e cattivi schematici: è tutto noiosissimo”

Non è la prima volta che un’icona di Hollywood si scaglia contro il modello Marvel. Soprattutto in epoca di intelligenza artificiale, con gli Oscar e la Academy che si affannano a sottolineare che nessun plot che non sia scritto da autori in carne e ossa verrà mai considerato, il cinema americano si sente nel dovere di denunciare il pericolo di una eccessiva globalizzazione degli studios.

La Marvel-izzazione secondo Meryl Streep

Martin Scorsese ne aveva parlato anni fa dicendo di alcuni film che… “non erano cinema”, scatenando polemiche che non si erano spente per mesi. Oggi è Meryl Streep — tre Oscar, probabilmente l’attrice più rispettata della sua generazione — ad attaccare con parole calme ma ferme, scegliendo un angolo diverso ma altrettanto preciso. L’attrice, protagonista assoluta del nuovo Il Diavolo Veste Prada 2 non attacca i film Marvel in quanto tali. Attacca la conseguenza della loro massiccia produzione al cinema in generale.

La dichiarazione è arrivata durante un’intervista al programma radiofonico britannico Hits Radio Breakfast Show, con Anne Hathaway ed Emily Blunt al suo fianco, a margine del tour promozionale del Diavolo veste Prada 2. East le chiedeva del lato più sfumato che il sequel offre al personaggio di Miranda Priestly. E la risposta di Meryl Streep è andata ben oltre il film: “Penso che ormai si tenda a Marvel-izzare qualsiasi film. Abbiamo i cattivi e abbiamo i buoni, ed è tutto terribilmente così noioso. Quello che è davvero interessante nella vita è che alcuni degli eroi sono imperfetti e alcuni dei cattivi sono umani e interessanti e hanno i propri punti di forza. È quello che mi piace di questo film. È più caotico e imprevedibile nelle sfumature dei personaggi che vuole rappresentare.”

Diavolo Veste Prada 2, Miranda
Miranda, sempre più protagonista nel Sequel de Diavolo Veste Prada – Credits 20th Century Fox (CineBlog.it)

La parola che conta

Il termine che Streep ha scelto — Marvel-ize (Marvel-izzare) — è molto più preciso di quanto sembri. Non sta dicendo che i film Marvel sono brutti, né che il genere supereroistico sia in sé privo di valore. Sta dicendo che il modello narrativo dei franchise Marvel — eroi chiari, antagonisti chiari, conflitto morale risolto — ha contagiato il cinema in modo trasversale, diventando il template di riferimento anche per film che non hanno nulla a che fare con i supereroi.

È una critica industriale, non estetica. Il punto non è che i prodotti Marvel siano noiosi: il punto è che Hollywood ha imparato dalla dominanza di Marvel che i film con una struttura morale semplice sono più facili da vendere, più facili da promuovere, più facili da trasformare in franchise. E quindi ha cominciato ad applicare quella struttura ovunque, anche dove non appartiene.

Il risultato di trent’anni di cinema di questo tipo è proprio quello che Meryl Streep descrive: personaggi appiattiti in categorie, conflitti risolti prima che diventino davvero interessanti, storie che scelgono la leggibilità immediata invece della complessità.

Miranda Priestly e il cinema dei grigi

Non è casuale che questa dichiarazione arrivi proprio nel contesto del Diavolo veste Prada. Miranda Priestly è uno dei personaggi più riusciti del cinema commerciale degli ultimi vent’anni esattamente perché non è né eroina né antagonista nel senso tradizionale. È crudele e dispotica ma competente. È spietata ma anche visionaria e ha una cultura del lavoro assoluta. Ha ragione e torto nello stesso momento. Il pubblico la odia e la ammira con la stessa intensità, spesso nella stessa scena.

Quel tipo di personaggio è difficile da costruire e difficile da vendere. Non si presta a una sinossi in tre righe, non funziona bene nei trailer, non produce il tipo di identificazione immediata che i franchise richiedono. È esattamente il tipo di personaggio che il cinema commerciale contemporaneo tende a evitare — e che Streep, senza dirlo esplicitamente, sta difendendo a spada tratta.

Il Diavolo veste Prada 2 è uscito con un trionfale 77% su Rotten Tomatoes e si appresta a un weekend di apertura superiore ai 75 milioni di dollari nel solo mercato americano. Anche le sale italiane da giovedì scorso, giorno di debutto della pellicola, erano stracolme. Applausi alla fine della proiezione: cosa che capita sempre più di rado.

Blunt, Streep, Hathaway
Emily Blunt, Meryl Streep e Anne Hathaway nei panni di Emily, MIranda e Andy durante uno dei lanci ufficiali del sequel – Credits 20th Century Fox (CineBlog.it)

Ha ragione Meryl Streep?

Dunque, con questa provocazione Meryl Streep ha ragione? Sicuramente, anche se parzialmente, sì. La “Marvel-izzazione” del cinema che l’attrice descrive è un fenomeno reale e documentabile. Il numero di film con strutture morali binarie è cresciuto negli ultimi quindici anni in modo proporzionale alla dominanza dei franchise nei box office. La complessità narrativa si è spostata verso le serie televisive — dove i tempi più lunghi permettono lo sviluppo di personaggi sfumati — ma anche verso il cinema d’autore e i festival, dove i vincoli commerciali sono diversi e meno opprimenti.

La dichiarazione è però inevitabilmente semplificatrice: il cinema Marvel ha prodotto anche personaggi moralmente complessi, e la semplificazione narrativa esisteva molto prima dei supereroi. Ma la semplificazione di una critica giusta non la rende sbagliata — la rende meno precisa. E la sostanza rimane: il modello narrativo del cinema commerciale si è appiattito, e chi come Streep lavora con personaggi che resistono alle categorie ha tutto il diritto di dirlo. E l’attrice lo ha sostenuto con forza e con la stessa efficacia di Miranda Priestly. Senza alcuna esitazione e in modo chiaro e molto autorevole.


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