Memorials – All Clouds Bring Not Rain
Folk, dub, post punk, tape music, jazz sperimentale e la scena prog di Canterbury sono da diversi anni le basi su cui Verity Susman e Matthew Simms (membri degli Electrelane e dei WIRE) hanno formato i Memorials, iniziando con “Music For Film: Women Against The Bomb”, “Music For Film: Tramps!” e “Music For Film: Tramps! Pt. 2″.

“Memorial Waterslides” del 2024 ha segnato un piccolo punto di svolta per la loro musica, non più legata all’immagine cinematografica come nei dischi precedenti ma assolutamente libera di esprimersi, come succede anche in “All Clouds Bring Not Rain” registrato tra Francia e Inghilterra.
Maniacale la cura dei dettagli che ha portato Susman e Simms a cercare strumenti di ogni tipo: un harpsichord nello studio della 4AD a Londra, un vibrafono e uno speaker Leslie rigorosamente vintage generosamente forniti da Andy Ramsay degli Stereolab. Attenzione al passato che nel loro caso non è retromania ma curiosità creativa.
Sound sognante e malinconico quello di “Life Could Be a Cloud” che tra momenti noise e melodia prende uno psichedelico e vivacissimo crescendo, che diventa un acido e armonico trip in “Cut Glass Hammer”, dolcezza bucolica in “I Can’t See A Rainbow”, esplosione sonora pura à la Jefferson Airplane in “Dropped Down The Well” e “Watching The Moon”.
Ottimismo in cerca di nuvole, luna e arcobaleni, per i Memorials gli anni sessanta e settanta non sono mai passati come dimostrano l’organo e i sintetizzatori di “In The Weeds”, il piano di “Reimagined River”, l’indole jazz di “Mediocre Demon”, il dinamismo di “Bell Miner” e la sperimentale “Lemon Trees”, la riflessiva, intensa “Wildly Remote” e l’arrembante “Holy Invisible” in un viaggio da gustare rigorosamente in cuffia.
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