Meloni attacca la fiera, gli organizzatori respingono le accuse
La polemica corre sui social e finisce per investire una delle più importanti manifestazioni culturali del Paese.
A pochi mesi dall’apertura di “Più Libri Più Liberi”, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma dal 4 all’8 dicembre negli spazi della Nuvola all’Eur, si accende il confronto politico sulla decisione di chiedere agli espositori una dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e democratici.
A portare il caso all’attenzione nazionale è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che attraverso un messaggio pubblicato sui propri canali social ha criticato duramente l’iniziativa, definendola una sorta di “patentino antifascista” imposto alle case editrici intenzionate a partecipare alla manifestazione.
Secondo la premier, la richiesta rappresenterebbe un limite alla libertà di espressione e una forma di selezione ideologica incompatibile con il pluralismo culturale.
Un’accusa che ha immediatamente alimentato il dibattito politico e mediatico, riaprendo una discussione già emersa nelle scorse settimane dopo le controversie legate alla partecipazione di alcune realtà editoriali considerate vicine ad ambienti dell’estrema destra.
La replica degli organizzatori non si è fatta attendere. In una nota, la direzione della manifestazione ha precisato che il documento richiesto agli espositori non contiene alcun riferimento politico o partitico, ma si limita a richiamare principi sanciti dalla Costituzione italiana e universalmente riconosciuti nell’ordinamento democratico.
La sottoscrizione della dichiarazione, spiegano gli organizzatori, nasce dall’esigenza di condividere valori comuni all’interno di un evento pubblico che riunisce centinaia di editori, autori e operatori culturali provenienti da tutta Italia. Una scelta che, secondo la fiera, non ha finalità censorie né intende limitare la libertà editoriale dei partecipanti.
Al centro della vicenda resta il delicato equilibrio tra libertà di espressione, pluralismo culturale e tutela dei principi democratici. Un tema che da anni attraversa il dibattito pubblico italiano e che torna periodicamente ad affacciarsi ogni volta che eventi culturali, festival o manifestazioni editoriali si trovano a confrontarsi con la presenza di soggetti riconducibili a ideologie estremiste.
Gli organizzatori di “Più Libri Più Liberi” hanno inoltre espresso rammarico per l’evoluzione della polemica, sottolineando come le osservazioni arrivate dalla presidente del Consiglio impongano ora una riflessione approfondita sul percorso intrapreso.
Una valutazione che, precisano, sarà condotta nel rispetto delle istituzioni e del ruolo che la manifestazione ricopre nel panorama culturale nazionale.
Nel frattempo il confronto resta aperto. Da una parte chi considera la dichiarazione un legittimo richiamo ai valori fondanti della Repubblica, dall’altra chi teme che possa trasformarsi in uno strumento di esclusione.
Una discussione destinata probabilmente ad accompagnare la marcia di avvicinamento alla prossima edizione della fiera, trasformando un appuntamento dedicato ai libri in un nuovo terreno di confronto politico e culturale.
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