Umbria

Medici di Famiglia introvabili, l’intervento della dottoressa Sposini la vera emergenza non nasce oggi.


Elisabetta Sposini è un medico di Medicina Generale che opera a Ponte San Giovanni. Una dottoressa che ama il suo ruolo e allo stesso tempo si batte per tutelare e migliorare questo importante presidio medico di prossimità per i cittadini. Sposini analizza il motivo di perchè molti giovani evitano questa professioni in ambito sanitario e spiega che è giunto il momento di una riflessione e la conseguente riforma del medico di famiglia per farlo tornare appetibile dai futuri medici. Di seguito la sua riflessione

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L’allarme sulla carenza dei Medici di Medicina Generale non può più essere raccontato come una semplice difficoltà momentanea nel trovare nuovi professionisti. È il risultato di un processo iniziato molti anni fa, fatto di scelte politiche, organizzative e contrattuali che progressivamente hanno reso sempre meno attrattiva una professione che per decenni è stata il primo punto di riferimento del cittadino.

Il Medico di Gamiglia non è semplicemente un professionista che “copre un posto”: è colui che conosce la storia clinica dei propri assistiti, che accompagna le famiglie nel tempo, che intercetta precocemente i problemi di salute e che rappresenta il vero presidio della medicina territoriale.

Oggi molti giovani Medici guardano alla Medicina Generale con crescente difficoltà. Non perché manchi l’interesse verso la professione, ma perché spesso percepiscono un futuro fatto di carichi sempre maggiori, responsabilità crescenti, burocrazia soffocante e sempre meno spazio per quella relazione medico-paziente che dovrebbe essere il cuore della medicina di famiglia.

La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto: “Perché mancano i medici?”. La domanda più corretta è: perché un giovane medico dovrebbe scegliere oggi questa strada? Negli ultimi anni la medicina generale è stata progressivamente trasformata. Da professione autonoma basata sulla fiducia e sulla relazione, rischia di diventare sempre più un ingranaggio organizzativo dove il medico viene chiamato soprattutto a coprire servizi e orari, perdendo parte della sua specificità.

Anche le scelte sindacali hanno un peso importante. In un momento così delicato sarebbe stato necessario un grande confronto sul futuro della professione e sulle garanzie da offrire ai giovani. Al contrario, l’ultimo Accordo Nazionale ha generato grande discussione e forte malcontento tra molti Medici, soprattutto per il timore che il nuovo modello organizzativo possa aumentare vincoli e obblighi senza risolvere il vero problema: rendere nuovamente desiderabile la Medicina Generale.

Il fermento all’interno della categoria è evidente. Negli ultimi anni il panorama sindacale della Medicina Generale è diventato più articolato, con una crescente richiesta di confronto, pluralità e maggiore partecipazione nelle scelte che riguardano il futuro della professione. Le decisioni assunte in ambito contrattuale hanno generato un ampio dibattito tra i Medici, molti dei quali chiedono un cambio di direzione e maggiori garanzie, soprattutto per le nuove generazioni che si affacciano alla Medicina Generale.

Il Sindacato Medici Italiani (SMI UMBRIA), proprio partendo da queste preoccupazioni, ha promosso una Petizione Istituzionale per portare il tema all’attenzione del Parlamento e chiedere una riflessione profonda sul modello della Medicina Territoriale, Ma la questione non riguarda solo i Medici. Riguarda tutti i cittadini. Perché dietro ogni Medico che manca c’è un anziano che fatica a trovare un punto di riferimento, una famiglia che cerca risposte, un paziente fragile che rischia di sentirsi più solo.

La soluzione non può essere soltanto aumentare il numero delle borse di formazione. Servono condizioni lavorative dignitose, maggiore autonomia professionale, meno burocrazia inutile e soprattutto la restituzione del valore sociale al Medico di Famiglia. La Medicina Generale non si salva riempiendo semplicemente delle caselle vuote. Si salva tornando a renderla una professione scelta con entusiasmo dai giovani e rispettata dai cittadini. Perché senza Medici di Famiglia non esiste vera Medicina di Prossimità.


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