Società

Maturità, il prof Coluzzi confronta la sua prova del 2008 con quelle attuali: “Abbassiamo di continuo le aspettative, è una scelta che spaventa”

Daniele Coluzzi insegna lettere e, per curiosità, è andato a ripescare la sua prova di Maturità affrontata nell’anno scolastico 2007-2008.

Il confronto con le tracce sottoposte oggi agli studenti lo ha spinto a pubblicare un video su Instagram per denunciare quello che considera un progressivo appiattimento delle richieste didattiche in sede d’esame: “Quando mi sono trovato davanti la traccia che avevo svolto a suo tempo, mi è preso un colpo per il livello e per la complessità che ci veniva richiesta”.

Il divario tra la Tipologia B del 2008 e le simulazioni del 2026

Illo tempore, Coluzzi scelse la Tipologia B, ovvero il saggio breve o articolo di giornale. Il tema da sviluppare riguardava la percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte. I materiali forniti dalla commissione esigevano una spiccata capacità di analisi: per argomentare la propria tesi bisognava studiare, interpretare e confrontare testi tratti dal Deuteronomio, brani di Omero, Alessandro Manzoni, Elsa Morante e Dino Buzzati, integrando persino una scultura romana del primo secolo avanti Cristo.

Oggi la situazione appare stravolta. Mostrando a favore di telecamera la traccia della tipologia B prevista per il 2026, l’insegnante evidenzia il drastico taglio dei materiali di partenza. I maturandi si sono trovati davanti un unico testo dalle dimensioni ridotte, seguito da alcune semplici domande di comprensione e dalla richiesta di produrre una riflessione sul confine tra generazioni. Nessun confronto testuale incrociato; nessuna reale pluralità di fonti letterarie o storiche da vagliare.

Il commento del professore arriva tagliente come una scure: “Abbassare continuamente i limiti, le aspettative, le richieste fa male alla nostra società e fa male ai nostri ragazzi perché non li formiamo nel modo opportuno”.

La tecnologia come finto alibi per il sistema

La colpa di questo scivolamento verso il basso non risiede nei dispositivi digitali. Secondo l’insegnante, imputare le carenze formative esclusivamente agli smartphone o al web nasconde la realtà dei fatti: il crollo della complessità deriva da una precisa scelta culturale. Il sistema educativo sta decidendo in modo consapevole di facilitare i compiti.

La preoccupazione conclusiva riguarda la classe dirigente di domani. I ragazzi seduti tra i banchi saranno chiamati a prendere in mano le redini del Paese, partendo però da basi formative estremamente alleggerite: “Queste sono le persone che dovranno gestire il nostro futuro e vengono formate così. A me questa cosa fa paura”.




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