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Matthew Modine al Riviera International Film Festival 2026

“L’ho incontrato due volte a cena negli anni novanta e posso assicurarvi che Donald Trump è così stupido come ve lo immaginate. Dargli del porco è un insulto per il maiale”. Matthew Modine va a raccogliersi l’applauso facile. Alto e magro come un chiodo, maglia a strisce orizzontali grigie, gialle e nere, il Joker di “Full Metal Jacket”, nonché il dottor Brenner di “Stranger Things”, dopo la presenza ai David di Donatello plana al Riviera International Film Festival 2026 per una lunga calorosa giornata con il pubblico di Sestri Levante.

Dagli inizi nella scuola di recitazione della storica Stella Adler, passando per il lungo set di Kubrick e fino ai giorni nostri dove il cinema è diventato serialità web, il 67enne Modine si muove sinuoso e magnetico come un guru. Anche se quando un faretto fortissimo gli viene sparato sul viso per un’intervista, va a prendere una lunga scopa dai bagni del cinema e prova a chiuderlo dandogli delle botte furiose.

“Abitavo nello Utah da ragazzino e andavo a vedere con papà i film con i poveri pellegrini bianchi attaccati dai selvaggi indiani. Poi all’improvviso quando vidi Piccolo grande uomo di Arthur Penn rimasi folgorato: aveva ribaltato il punto di vista, mostrava cosa pensavano e vivevano gli indiani”, ricorda Modine.

“Sul set di Full Metal Jacket tenevo un diario personale e scrivevo anche di quello che succedeva sul set. Facevo anche molte foto e per attirare l’attenzione di Kubrick, per suscitare la sua attenzione e attivare una relazione più intima, avevo acquistato una vecchia Rolleiflex che aveva usato anche lui in gioventù quando era fotografo. Un giorno Stanley si avvicina e mi fa: perché usi quel ferrovecchio? Quindi mi porge una Minolta con il focus automatico che non mi potevo economicamente permettere. Fu la prima volta che fu possibile documentare un dietro le quinte nei film di Kubrick”.

Modine racconta che su quel diario (ora disponibile online) ci scriveva di tutto, dalle questioni personali alla tragedia di Chernobyl. Nel mentre il rapporto con Kubrick, in quel set durato mesi su mesi, sembra avere un’impennata quando il regista di “2001: Odissea nello spazio” lo invita sul suo enorme camper con cucina e salotto per chiedergli cosa ne pensa del finale del film che ha in mente.

Finale dove Joker/Modine sarebbe dovuto morire mentre tornava bambino con un mitra giocattolo in mano con un frame fisso alla Robert Capa: “Mentre mi prepara un caffè con la macchinetta gli dico che sono d’accordo, ma qualche settimana dopo il suo assistente mi richiama nel suo camper e dentro ci sono tre miei colleghi attori. Ad ognuno gli aveva chiesto cosa pensava de finale e ognuno di loro voleva più spazio in scena. Sentii una profonda gelosia e rabbia. Dissi che il finale non mi andava più bene, che Joker doveva rimanere in vita, per rivivere per il resto del suo tempo gli orrori della guerra. Me ne andai sbattendo la porta, ma Full Metal Jacket finisce proprio così”.

Modine sottolinea infine che la parte in “Stanger things” su Netflix gli ha portato una rinnovata popolarità globale mai avuta: “Full Metal Jacket fu un grande successo in 50 paesi nel giro di anni. Stranger things è diventato un successo planetario con Netflix in poche settimane. Non era mai esistito un business simile. Sinatra, i Beatles, Elvis ci avevano messo anni per avere successo nel mondo”.

L’interprete di America oggi e di Oppenheimer però critica apertamente l’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’industria creativa hollywoodiana. E lo fa usando una metafora disneyana, il topolino apprendista stregone in Fantasia: “Quanto Topo Gigio (risate dalla platea e correzione gridata dal pubblico ndr)… Allora, quando Topolino si mette il cappello da mago in testa usa la magia per muovere la scopa, fargli portare i pesanti secchi d’acqua e infine far pulire tutto il castello, ma quando la mattina si risveglia la stanza è piena di acqua perché le scope stanno continuando a versare acqua e pulire da ore. Cosa voglio dire? Beh che avere una conoscenza artificiale per creare è fantastico, ma manca l’intelligenza umana per controllarla”.


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