Società

Mattarella: “Basta violenze contro gli insegnanti, non siano lasciati soli”. E attacca: “Troppi genitori si sottraggono al loro compito”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sceglie Amatrice, la città colpita dal terremoto del 2016 per un intervento che attraversa il presente della scuola italiana e ne indica le priorità.

Il primo pensiero va ai luoghi della ricostruzione, da Amatrice a Norcia passando per Arquata del Tronto. “Ricominciare da questa bella scuola ricostruita esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire”, ha detto.

Un anno nuovo dentro un mondo che cambia

L’avvio dell’anno scolastico, per Mattarella, somiglia a un tratto di strada mai percorso prima. “Sono nuove le classi. Nuovi gli studi che si affrontano. Nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi”, ha osservato. Il contesto in cui la scuola si muove cambia con rapidità. “Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità”. Da qui una scelta di campo: “La società ha bisogno della scuola. Di una scuola adatta ai tempi nuovi per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora”.

Il richiamo è a investire sul futuro invece di consumare risorse nell’oggi. Un Paese che punta su scuola e conoscenza, secondo il Capo dello Stato, diventa più forte e resiliente. Il punto di equilibrio resta la persona, anche davanti alle macchine più intelligenti, che vanno governate. “Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per affidarsi a qualcuno che pensi al loro posto”, ha affermato, invitando a non rimettersi a ciò che l’algoritmo decide di proporre.

Il paradosso della comunicazione totale

Un passaggio del discorso riguarda la condizione dei più giovani dentro un flusso continuo di messaggi. “Siamo inondati di parole e di immagini che provengono da ogni dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante comunicazioni incessanti si può soffrire di isolamento e di abbandono”, ha detto. Il compito della scuola diventa includere, recuperare, ricostruire. I bambini e gli studenti hanno bisogno di trovare fiducia, e il disagio può nascondersi nei comportamenti senza essere notato. “Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani”.

La violenza e l’alleanza con le famiglie

Sul tema della convivenza il Presidente usa parole nette. “Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza. La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule”. Un riferimento va anche agli episodi contro gli insegnanti, definiti gravi. Tra le cause, Mattarella indica il comportamento di alcuni genitori, “più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo, sottraendosi all’indispensabile alleanza con gli insegnanti”.

Il discorso si allarga alle violenze più difficili da riconoscere. “Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili. Il bullismo che colpisce il più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione”. Il Capo dello Stato parla di atti intollerabili ai danni delle ragazze e di forme più ovattate di oppressione, quelle definite “pretese miserabili di supremazia e di impossessamento”. La risposta non sta in un codice di comportamento. “La scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa”, ha spiegato, chiedendo che gli insegnanti non vengano lasciati soli dalla società e dalle istituzioni.

Integrazione, Costituzione e memoria

Sul fronte dell’integrazione, Mattarella richiama l’articolo 34 della Costituzione. La scuola prepara tutti ed è aperta a tutti, stabilisce legami, conquista la fiducia delle famiglie. “Deve aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e non lacerare, superando i muri della differenza e della mancata comunicazione”. Agli studenti arriva l’invito a essere protagonisti della vita scolastica, portando consapevolezza e impegno. “Gli studenti non sono semplici utenti della scuola, la società ha bisogno della loro voce”.

Il finale torna a parlare del rapporto tra tempo e memoria, con le parole dello scrittore Milan Kundera. “C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”, ha ricordato il Presidente. Ciò che si acquisisce senza fretta resta impresso, ciò che si prende di corsa si dimentica. La scuola, per Mattarella, deve restare uno spazio di equilibrio, dove l’obiettivo non è la lentezza ma la solidità, ovvero uno sviluppo integrale della persona. L’ultimo pensiero è per i ragazzi, che il Presidente vede già dentro il loro futuro: “Vi viene detto spesso che siete voi il futuro, lo siete già oggi. Dovete allo stesso tempo voi costruirlo e abitarlo”.


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