Matematica, via le procedure meccaniche per fare spazio alla logica: la proposta didattica di Innovamat che sta conquistando la scuola primaria

Il metodo Innovamat sostituisce lo studio mnemonico con attività pratiche e digitali, ottenendo il plauso di 7.000 docenti per la capacità di rendere l’apprendimento più significativo.
Chi insegna lo sa bene: c’è una bella differenza tra saper ripetere una regola e averla capita davvero. È proprio su questo confine che si gioca la partita di Innovamat, una proposta didattica nata in Spagna e ormai diffusa in oltre 2.400 scuole, che sta provando a cambiare il modo di fare lezione.
L’idea di base è semplice: mettere da parte l’apprendimento a memoria per dare spazio all’esperienza concreta. A confermare la validità di questo approccio non sono solo le intenzioni, ma i numeri. Secondo un’indagine interna che ha coinvolto oltre 7.000 docenti tra Italia, Spagna, Messico e Stati Uniti, chi usa questo metodo nota un cambiamento netto nella qualità dell’apprendimento.
Quantità o qualità? Cosa dicono i numeri
Analizzando le risposte del biennio 2023-2024, emerge un dato che fa riflettere sulla didattica attuale. Per il 66,5% degli intervistati l’apprendimento degli alunni diventa “più significativo”.
Attenzione però: questo non significa necessariamente che gli studenti imparino “più cose” in termini di quantità. Infatti, solo il 49,8% dei docenti ritiene che si impari “più matematica” rispetto ai metodi tradizionali. Il punto di forza, dunque, non è la velocità o la quantità di nozioni, ma la profondità: si abbandona la meccanizzazione per favorire una comprensione reale dei concetti. Un cambio di passo che influenza anche il clima in classe: il 64% degli insegnanti segnala una maggiore partecipazione attiva degli alunni.
Basta automatismi: “Escludono e creano disparità”
Ma perché è così urgente abbandonare la vecchia via della memorizzazione? A spiegarlo in un’intervista a SkyTG24 è Riccardo Gay, Math Specialist e responsabile del progetto per il Piemonte, nonché docente che vive la scuola in prima persona.
“Imparare non significa meccanizzare“, chiarisce Gay alla testata. Il problema, spiega, è che l’automatismo scolastico rischia di lasciare indietro molti studenti. “Ci siamo passati tutti, ad esempio con lo studio delle tabelline a memoria, ma l’automatizzazione non è una buona strada, perché esclude, crea disparità di genere e una conoscenza da consumo breve“. E aggiunge un punto cruciale per chi si occupa di formazione: “Non pone le basi per il pensiero critico“.
Come funziona in classe: manipolazione e App
Il metodo, che copre dalla scuola dell’infanzia in su, propone un percorso settimanale diviso in tre momenti:
- Riscaldamento: per attivare la classe;
- Manipolazione: si usano oggetti e materiali per capire i concetti “con le mani”;
- Digitale: si usa un’App (“Atlas Matematico”) che permette il ripasso personalizzato.
L’uso dei materiali ricorda molto il metodo Montessori, ma con delle differenze importanti. Come precisa Gay: “Ci sono evidenti punti di contatto, anche se quell’idea ha ormai più di cento anni“.
La novità sta nell’adattare quell’intuizione alle scoperte più recenti: “Montessori intuì l’importanza di partire dalla concretezza, per poi passare all’astrazione. Noi andiamo oltre, ponendo un’attenzione specifica sulle capacità in base alle varie fasi di sviluppo“.
L’obiettivo: alunni che ragionano (davvero)
Il risultato sperato non è avere alunni che calcolano come robot, ma ragazzi che sanno trovare strategie. Gay fa un esempio molto pratico su come cambia il ragionamento davanti a un calcolo: “Quando un bambino dice ‘posso fare 27 + 50 e poi togliere 5’, sta dimostrando una flessibilità cognitiva enorme“.
In un momento in cui i dati OCSE PISA segnalano un calo preoccupante delle competenze matematiche (con un gap che equivale a quasi un anno di scuola perso), servono strumenti nuovi. “I pilastri da cui ripartire sono due“, conclude Gay nell’intervista. “Da un lato servono nuove risorse, anche digitali, per abbandonare il classico sussidiario; dall’altro dei referenti didattici, che accompagnino e formino gli insegnanti”.
Oggi il progetto in Italia arriva fino alla quinta primaria, ma si sta lavorando per adattarlo alle indicazioni ministeriali e portarlo anche alle medie e superiori. Non è una soluzione miracolosa, avverte il docente, ma “una proposta scientifica che è già il progetto di didattica della matematica più diffuso nella primaria del nostro Paese“.
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