Veneto

«Marco era un uomo gentile, educato e sempre disponibile»

Nel condominio di via Padova 81, a Tencarola, frazione di Selvazzano Dentro, oggi il silenzio pesa più del solito. In quelle scale, tra i pianerottoli e i posti auto, Marco Cossi, 48 anni, era una presenza abituale e riconoscibile nella quotidianità. Abitava lì assieme alla madre anziana, in uno stabile di circa venti appartamenti, e molti lo conoscevano come una persona educata, riservata, disponibile. A tratteggiarne il profilo sono soprattutto i ricordi dei vicini, ancora scossi da una vicenda che faticano ad accettare. Due donne del palazzo, che chiedono di restare anonime, raccontano un uomo lontano da qualsiasi immagine di conflitto o tensione, ma anzi un figlio attento, un vicino corretto, una persona pronta a dare una mano senza esitazione.

Una di loro lo aveva visto appena pochi giorni prima. «L’avevo incontrato due giorni fa – racconta una vicina -. Avevamo scambiato due parole e mi aveva detto che era contento perché finalmente arrivava il weekend e non doveva lavorare. Ricordo che era una persona molto gentile, una volta mi ha aiutata con un problema alla luce, non sapevo a chi rivolgermi e lui mi ha sistemato il contatore. Questa vicenda mi spezza il cuore, perché lo conoscevo e lo vedevo spesso qui, tra le scale del condominio. Preferisco rimanere anonima perché è un dolore troppo grande e troppo privato. Mi ricordo anche la sua macchina, parcheggiata sempre qui sotto: la riconoscevo subito perché sul cofano c’era l’impronta di un pallone».

Marco Cossi
Marco Cossi

Sono dettagli piccoli, quotidiani, ma forse proprio per questo potentissimi. E sono gli stessi elementi che restituiscono la misura dello choc lasciato da una morte tanto violenta. Anche un’altra vicina insiste sulla stessa immagine, quella di un uomo premuroso. «Era molto gentile – racconta un’altra residente del condominio -. Si prendeva cura della mamma anziana. Sempre educato, salutava tutti. Anche la sorella, che ora vive in un altro comune, è una persona molto educata. Mi dispiace davvero da morire, non ci sono parole per quello che è successo. Mi si spezza il cuore. Lo vedevo spesso anche al bar Centralino, qui sotto il condominio, in compagnia di altri ragazzi, sempre in modo tranquillo. E ogni volta che passavo mi salutava».

Nel racconto di chi lo incontrava ogni giorno emerge così il ritratto di una persona normale nel senso più pieno e più umano del termine. Sul movente del suo assassinio stanno ancora lavorando gli inquirenti, per trovare risposta alle tante domande che tutti nel condominio di via Padova, e non solo, si stanno ponendo: chi ha ucciso Marco e perché?

 


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