Marcinelle, anche i Giuliani nel Mondo alle celebrazioni in Belgio
10 agosto 2026 – ore 09:30 – Settant’anni dopo, Marcinelle resta una ferita aperta della storia dell’emigrazione italiana. Anche l’Associazione Giuliani nel Mondo ha partecipato alle celebrazioni organizzate in Belgio per ricordare la tragedia dell’8 agosto 1956, quando nella miniera del Bois du Cazier persero la vita 262 minatori, 136 dei quali italiani, tra cui diversi corregionali del Friuli Venezia Giulia. A rappresentare l’AGM nelle cerimonie ufficiali è stata la vicepresidente Pamela Rabaccio, che ha aperto a Marcinelle l’incontro dedicato al 70° anniversario della tragedia. Il sito della miniera, oggi trasformato in museo e dal 2012 inserito nel patrimonio mondiale dell’Unesco, è diventato nel tempo uno dei luoghi simbolo della memoria dell’emigrazione italiana.
«È stato un piacere e un onore aprire a Marcinelle l’incontro dedicato al 70° anniversario della tragedia – ha dichiarato Rabaccio – una ferita della nostra storia che, a distanza di settant’anni, non dobbiamo dimenticare».
Il ricordo dei minatori morti nel disastro si è intrecciato con la riflessione sull’emigrazione dal Friuli Venezia Giulia e sui diritti dei lavoratori all’estero. Una tavola rotonda, organizzata a Charleroi dai Giuliani nel Mondo e moderata da Cesare Costantini dell’Eraple, l’ente regionale dell’Acli per i problemi dei lavoratori emigrati, ha riunito rappresentanti delle associazioni degli emigranti, del mondo istituzionale e accademico.
Ad aprire i lavori è stato Michele Ottati, presidente delle Acli del Belgio, che ha ricordato le difficili condizioni di vita dei minatori nell’immediato dopoguerra. «Le vicende anche tragiche del passato devono insegnarci qualcosa per il futuro», ha sottolineato Rabaccio, richiamando il valore della memoria come strumento per affrontare le sfide del presente.
Particolare attenzione è stata dedicata ai lavoratori provenienti dal territorio giuliano e dal Friuli Venezia Giulia. Giulio Groppi, presidente del circolo giuliano di Bruxelles, ha ricordato le numerose persone partite dalle nostre zone, tra cui molti profughi dall’Istria.
Nel suo messaggio, il presidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo Giorgio Perini ha invece ricordato Domenico Lenarduzzi, friulano e figlio di un minatore di Marcinelle, scomparso nel 2010. Grazie alle sue capacità arrivò ai vertici della Commissione europea e fu tra i padri del programma Erasmus, diventato uno dei simboli della mobilità e dell’integrazione europea.
La discussione ha toccato anche il rapporto tra comunità di origine e di destinazione. Silvia Caruso, segretaria dell’Aiccre Fvg, ha sottolineato il ruolo dei gemellaggi tra i Comuni dai quali partirono i migranti e quelli che li accolsero. Mariano Zufferli, dell’Unione Emigranti Sloveni, e Fulvio Guido Aviani, dell’Associazione Nazionale Alpini, hanno ricordato in particolare la migrazione dalle valli resiane.
A riportare il tema alla stretta attualità è stata infine la professoressa Marina Brollo dell’Università di Udine, che ha affrontato il tema della sicurezza sul lavoro, partendo dalle cause e dalle conseguenze della tragedia di Marcinelle per arrivare ai flussi migratori contemporanei.
In settant’anni, sul fronte della sicurezza dei lavoratori, sono stati compiuti importanti passi avanti soprattutto nell’Unione europea, ma con differenze ancora significative tra i vari Paesi. Il Belgio oggi figura ai vertici delle classifiche europee per la sicurezza sul lavoro, mentre l’Italia rimane nelle posizioni di coda.
Una distanza che rende ancora attuale la lezione di Marcinelle: dietro i numeri della tragedia ci sono uomini, famiglie e comunità costrette a partire per cercare un futuro migliore. Una memoria che, a settant’anni di distanza, continua a parlare anche al presente.




