Sicilia

Mancini, Italia e cose turche: «Ora chiudiamo in bellezza»

Usciti a testa bassa dall’Olimpico, affossati senza pietà dal Belgio, gli azzurri sembravano danzare sull’orlo dell’abisso con i tifosi – sui social e al bar – a investire i ragazzi di Mancini del ruolo di candidati alla retrocessione nella Serie B della Nations League e fuori dalle teste di serie dell’Europeo. A poco più di una settimana di distanza, l’Italia – corsara a Bursa con 4 gol rifilati ai padroni di casa della Turchia e fresca di un 1-1 imposto ai Blues di Zidane sull’erba dello Stade de France – è proiettata verso un futuro che appare diverso e che potrebbe pure regalarle il secondo posto nel girone di Nations, sull’onda dei quattro punti conquistati nelle due trasferte.

A patto di strappare, stasera al Dall’Ara, altri tre punti alla squadra di Montella, prima di incrociare nuovamente il Belgio, a Bruxelles a novembre, e poi la Francia a Milano. Cosa che solletica e non poco – in uno stadio che va verso il tutto esaurito con 27 mila biglietti venduti su una capienza di 31 mila – la nazionale di Roberto Mancini, capace, in un paio di match più che brillanti, di darsi una ritrovata identità, un gioco efficace, punti fermi, carattere e mentalità. Cose da stropicciarsi gli occhi dopo l’infausto debutto contro Godts e compagni, ma che sembrano divenute patrimonio di un gruppo rinato fra distanze tra i reparti accorciate, raddoppi e sacrificio per i compagni in un 4-3-3 che centrifuga, in un mix di successo, giovani rampanti – da Kayode a Sebastiano Esposito, per tacere di Pio, ormai veterano – e guide sicure, da Tonali a Bastoni fino a Donnarumma, fuoriclasse assoluto, incamminato sulla via del giocatore-monumento alla Zoff e Buffon.

«In questa lunga sosta – osserva il ct – sono stato benissimo con i ragazzi e penso si siano divertiti ma adesso dobbiamo chiudere in bellezza contro la Turchia». Da affrontare con la massima attenzione dimenticando il «sacco» di Bursa. «L’errore – argomenta – sarebbe pensare che la partita con la Turchia sia una partita semplice. Sarebbe un errore madornale: dobbiamo approcciare bene la gara». Anche perché, giura, «non ho cambiato opinione sulla Turchia. Ci sono momenti in cui le cose non vanno, però credo che la squadra sia molto forte, che abbia grandi giocatori e che si stata molto sfortunata al Mondiale».

Una gara da vivere con una formazione diversa da quella degli ultimi match. «Cambieremo qualcosa in più», rispetto alle sfide precedenti, spiega Mancini, «perché ci sono stati solo due giorni per recuperare» dopo Parigi: di sicuro non ci sarà Moise Kean, che non ha recuperato da un fastidio e lascerà il ritiro azzurro. Silente sui nomi da inserire a referto – «per qualcuno ho già deciso, per altri vedremo domani (oggi, ndr) ma tutti quelli che hanno giocato hanno fatto il loro dovere e lo hanno fatto bene» – Mancini regala una carezza a Romano e Vergara: «Possono essere giocatori importanti». Picchia forte sul tasto della «fiducia» ritrovata dopo il primo passo falso con il Belgio e sul concetto di «gruppo». Lo stesso concetto su cui – seduto al suo fianco – scommette anche Nicolò Barella, rimasto a Coverciano nella trasferta turca. «La competitività mi rende vivo – osserva – è un dispiacere non giocare ma per la Nazionale sono disponibile a giocare 10-20-30’ o anche un solo minuto. La cosa più importante è il gruppo: se c’è da giocare gioco, se c’è da fare una trasferta la faccio, se devo restare a Coverciano resto a Coverciano, nessuna polemica».
Al Dall’Ara si va verso un tridente inedito con Vergara a destra, Cambiaghi a sinistra e Scamacca al centro dell’attacco. Davanti a Donnarumma probabile conferma per Kayode e Bastoni, che dovrebbe agire al centro assieme a Mancini, con Ruggeri terzino sinistro. Barella può riprendersi un posto dall’inizio nel centrocampo che, assieme a lui, dovrebbe essere composto da Romano e Doumbia.


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