Maltempo in Calabria distrutto l’Olmo di San Lorenzo, il sindaco: «Lutto cittadino»
San Lorenzo proclama il lutto cittadino per la caduta dell’Olmo secolare, abbattuto dal maltempo. Perso un simbolo identitario di 700 anni.
SAN LORENZO (REGGIO CALABRIA)- San Lorenzo si ferma. Il sindaco Natale Alessandro Polimeni ha proclamato il lutto cittadino per domani, 14 febbraio 2026. Bandiere a mezz’asta sugli edifici comunali, stop alle manifestazioni pubbliche a carattere ludico e ricreativo. Un’intera comunità chiamata al silenzio. Non per una ricorrenza formale, ma per la perdita del suo simbolo più antico: l’Olmo secolare. Un colosso che aveva attraversato secoli di storia, guerre, carestie, feste patronali e chissà quanti sogni aveva raccolto a sé e che il maltempo ha abbattuto. Perché oggi, venerdì 13 febbraio 2026, la comunità di San Lorenzo si è svegliata con un vuoto che non è soltanto nel paesaggio, ma nello stomaco. Nella notte scorsa il ciclone Ulrike in Calabria ha urlato come una bestia antica, ha scoperchiato tetti, divelto cancelli, ferito strade. E poi ha colpito lui: l’Olmo secolare, inserito tra i monumentali d’Italia, con i suoi settecento anni – c’è chi lo vuole nato in epoca romana –.
L’OLMO RAPPRESENTA L’IDENTITÀ DEL COMUNE DI SAN LORENZO
«Il nostro Olmo rappresenta l’identità di un intero comune. Rappresenta la voglia di essere radicati nel territorio proprio come lo erano le sue radici», ha dichiarato il primo cittadino Polimeni. E allora, «visto anche il sentimento di smarrimento e di profondo dolore che ha colpito l’intera cittadinanza di fronte alla perdita di questo inestimabile patrimonio storico e affettivo» Polimeni ha deciso per un gesto istituzionale, certo. Ma soprattutto un atto di rispetto, e non capita spesso che un Comune proclami il lutto cittadino per un albero ma «era giusto – dice il sindaco- era corretto per rispetto della comunità». Perché quell’Olmo a San Lorenzo non era un arredo verde. Era appuntamento sotto l’ombra d’estate, era la promessa sussurrata, la fotografia di nozze, il gioco di bambini. Era radice. E, di questa tempesta che ha investito il territorio, l’immagine che resta impressa è quella del gigante disteso a terra, il tronco spezzato, i rami come braccia arrese.
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