Mai conosciuto né avuto alcun rapporto diretto o indiretto

Il ‘caso Hannoun’ approda in consiglio comunale a Perugia. Due interrogazioni dell’opposizione e due risposte della sindaca Vittoria Ferdinandi. La prima, illustrata a nome del centrodestra da Chiara Calzoni (Perugia Civica), ha chiesto alla prima cittadina di Perugia della manifestazione pro Palestina di Genova dove era presente Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia arrestato a Genova perché ritenuto “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”. La seconda, illustrata da Margherita Scoccia, ha chiesto alla sindaca della manifestazione del 27 settembre 2025 a Perugia dove era presente Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun.
Le risposte della sindaca
Nel risponde alla prima interrogazione, riporta il Comune, la sindaca Vittoria Ferdinandi ha sottolineato che “nessuno ha scelto di non chiarire le domande legittime poste dall’opposizione, ricordando di aver posto in prima persona l’urgenza in modo da affrontare il tema nel primo consesso possibile”. E ancora: “La mia azione politica continua a essere alimentata da un convincimento molto profondo, quello secondo cui l’impegno pubblico deve e può essere prima di tutto un atto di verità. La verità – ha proseguito – soprattutto quando si lega a contesti complessi e dolorosi, merita di essere difesa da facili semplificazioni e strumentalizzazioni. Il confronto democratico è prerogativa delle nostre istituzioni e questi sono i luoghi in cui parlarne. L’opposizione ha presentato interrogazioni con impianti abbastanza traballanti, ai limiti della calunnia, ma nei luoghi deputati; meno legittimo è stato, parallelamente, alimentare una campagna mediatica che ha tentato di piegare un’indagine giudiziaria a fini propagandistici e politici con il risultato di cercare di screditare un movimento ampio, trasversale, plurale e pacifico, di cui rivendico con forza di essere stata parte”. “Fare questo – ha aggiunto – svilisce il Consiglio comunale a un simulacro di se stesso, a un teatro scevro di qualsiasi contenuto, con dibattiti e confronti consumati all’esterno con insinuazioni e non fatti. Il Consiglio è, invece, il luogo del confronto politico serio, sui fatti reali, sul rispetto delle istituzioni e dei principi costituzionali”. “Credo ancora – ha proseguito Ferdinandi – che il nostro impegno fondamentale sia costruire fiducia nei cittadini attraverso il rispetto della verità dei fatti. Hanna Arendt diceva che quando la verità dei fatti è distrutta, manipolata, piegata, la libertà politica è in pericolo. Qui oggi non si tratta di me, ma di difendere la qualità della nostra democrazia e il confine tra confronto politico e delegittimazione; difendere quella verità dei fatti non è un fatto personale, individuale, ma responsabilità istituzionale e dovere pubblico”. Secondo Ferdinandi “mettere in discussione la partecipazione personale di un individuo a una manifestazione libera, pacifica e autorizzata significa mettere in discussione i principi stessi dello stato di diritto. Io ero a Genova come membro della direzione nazionale Anci, in una missione istituzionale. Abbiamo scelto di scendere in una piazza che stava rivendicando i valori dell’umanità, del diritto costituzionale, dei diritti umani fondamentali e l’ho fatto nell’esercizio di un diritto sancito dalla Costituzione. Non c’era alcuna sovrapposizione tra la mia partecipazione e il mio ruolo istituzionale perché non c’erano fasce tricolori, simboli riconducibili al nostro ente. Essere sindaca significa sì rappresentare una comunità plurale ma non significa non poter esercitare il proprio pensiero critico e non poter avere una coscienza politica che mi differenzia da voi. Una coscienza politica che nel momento in cui Mattarella giudicava come grave e non più tollerabile ciò che accadeva a Gaza mi ha fatto scegliere di essere al fianco di un movimento plurale e trasversale che ha ribadito solo ed esclusivamente i principi su cui si fonda la nostra democrazia. Non ero tenuta a sapere, perché non sono la questura di Genova, di chiunque fosse a quella manifestazione; non ho mai conosciuto né avuto alcun rapporto diretto o indiretto con Hannoun e chi ha provato a fare fotomontaggi, giustamente nelle mani dei legali della sindaca Silvia Salis, ha provato a strumentalizzare e piegare un movimento la cui dignità politica e morale non verrà cancellata da nessuna di queste strumentalizzazioni”.
Nel rispondere alla seconda interrogazione la sindaca Vittoria Ferdinandi ha spiegato che “l’impegno mio della giunta e della maggioranza a favore dei diritti del popolo palestinese è sempre stato chiaro, coerente trasparente e discusso in aula, nonché declinato in atti formali e deliberati. Un impegno che si inserisce in una cornice ideologica che ha sempre ribadito un principio chiarissimo: essere a sostegno del popolo palestinese non significa essere a sostegno del terrorismo”.
Ferdinandi ha rivendicato poi “il mio impegno politico e personale contro ogni forma di violenza e terrorismo”.
La sindaca, riporta il Comune di Perugia, “ha rilanciato il concetto di “Due popoli, due Stati”, sostenendo che essere a fianco del popolo palestinese non significa essere anti-sionisti né volere la distruzione dello Stato di Israele; per questo ha respinto ogni accusa in tal senso, evidenziando che i consiglieri di centro-destra non hanno percepito la gravità delle affermazioni pronunciate in aula tentando di trasformarla in una sorta di tribunale”.
“Il garantismo e il principio dell’innocenza fino alla sentenza definitiva – ha continuato – sono principi assoluti di uno stato di diritto e devono valere anche quando è scomodo politicamente”. La sindaca “ha respinto un modo di fare politica ispirato a un doppio standard, nonché l’uso del garantismo a fasi alterne”.
La sindaca ha parlato di “interrogazione “inaccettabile” perché “piena di presupposti falsi e non verificati: dire che il Comune abbia avuto un coinvolgimento diretto nell’organizzazione della manifestazione è sostenere una cosa falsa”. Il Comune di Perugia, ha spiegato, “non è stato promotore, organizzatore né soggetto autorizzatore dell’uso della piazza, essendo questa una competenza della Questura. Se quest’ultima non ha evidenziato nel mese di settembre profili di criticità, evidentemente questi non erano presenti; se tuttavia l’opposizione perugina era a conoscenza di fatti particolari, li avrebbero comunque potuti segnalare, come invece non ha fatto”. Il Comune di Perugia “si è limitato in occasione della manifestazione a fare ciò che è deputato a fare: coordinare la viabilità e la sicurezza urbana nei limiti delle sue competenze e coordinare gli altri enti organizzatori. Infine – ha concluso – chiedere ad una giunta quali siano i rapporti presunti con le associazioni che finanziano Hamas è ai limiti della calunnia”.
Le risposte dell’opposizione
I consiglieri d’opposizione, a consiglio terminato, rincarano la dose con una nota: “Le interrogazioni presentate dall’opposizione in consiglio comunale avevano un obiettivo semplice e legittimo: chiedere chiarezza istituzionale su una vicenda che ha coinvolto direttamente la Sindaca di Perugia e che ha lasciato troppe domande senza risposta. Dopo due interrogazioni, due risposte della Sindaca e due repliche dell’opposizione, un dato è evidente:
la domanda centrale è stata evitata”. Secondo la minoranza “in nessun passaggio ha preso le distanze politiche, nemmeno dopo l’emersione delle indagini e dei fatti successivi. Al posto di una risposta chiara, abbiamo assistito a una lunga sequenza di argomentazioni laterali: richiami generici a diritti, principi e garantismo, fino ad arrivare a giustificazioni del tutto estranee al cuore della questione – come il riferimento alla presenza di minorenni o ad altri elementi irrilevanti rispetto alle responsabilità politiche di chi rappresenta un’istituzione”. E ancora: “Abbiamo ascoltato anche un richiamo all’unità e al rigore del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un richiamo che stride con il fatto che sul palco di quella manifestazione lo stesso Hannoun ha attaccato il presidente della Repubblica e accusato le autorità italiane di complicità in un presunto genocidio, senza che da parte della Sindaca sia arrivata alcuna presa di distanza, né allora né dopo. Non pretendiamo che difenda il Presidente del Consiglio. Ma di fronte ad attacchi così gravi alle massime istituzioni della Repubblica, il silenzio non è una posizione neutra”.
Secondo il centrodestra comunale “è apparso evidente il tentativo di spostare l’attenzione, di frammentare il problema, di evitare una presa di posizione netta. Ma non era questo che veniva chiesto. La domanda era ed è molto semplice: alla luce di quanto emerso, prende le distanze sì o no? A questa domanda Perugia non ha ricevuto risposta. Ancora più preoccupante è il silenzio sul clima che ha accompagnato quelle manifestazioni: scritte, cartelloni, magliette e slogan dal significato inequivocabile, incompatibili con qualsiasi autentico messaggio di pace. Pace ed eliminazione di Israele non stanno insieme. E il sostegno al popolo palestinese non può e non deve essere confuso con la visibilità data a figure come Hannoun, né con messaggi che alimentano odio e radicalizzazione. È proprio per questo che l’opposizione ha chiesto chiarezza e una presa di distanza politica. Ed è proprio per questo che l’assenza di una risposta esplicita pesa oggi come una responsabilità”.
Il punto, dicono dalla minoranza, “non è la libertà di manifestare, che nessuno ha mai messo in discussione. Il punto è la responsabilità di chi indossa la fascia tricolore. Un sindaco non è un attivista. E su temi come il terrorismo, l’ambiguità non è neutralità. Perugia è una città seria, pluralista, civile. Merita parole chiare. E su questa vicenda, purtroppo, non le ha ancora ascoltate”.
La controrisposta del Pd
Il Partito Democratico si schiera con la sindaca “Il consiglio comunale odierno – si legge nella nota – ha ospitato un’operazione maldestra dell’opposizione volta a screditare la sindaca Vittoria Ferdinandi e il lavoro della maggioranza: si è assistito a forzature e mistificazioni di scarso contenuto politico e al limite del credibile. Il question time rivolto alla sindaca di Perugia e alla città, strumento utile se impiegato su questioni concrete, è stato, invece, strumentalizzato a meri fini di propaganda”. E ancora: “Condividiamo pienamente e con forza quanto dichiarato dalla sindaca, che ha alzato il livello della discussione sul piano politico e istituzionale, affermando che sostenere il popolo palestinese non significa appoggiare il terrorismo e che manifestare per la pace è un diritto democratico sancito dalla nostra Costituzione, che ripudia la guerra”.
Il Pd prosegue sottolineando che “da forza progressista respingiamo con fermezza questo tentativo di strumentalizzazione politica e riaffermiamo il nostro impegno per una politica estera e locale fondata su pace, giustizia, diritti umani e autodeterminazione dei popoli. Difendere questi valori non è propaganda: è concreta responsabilità democratica”.
Perugia, sottolinea il partito, “merita di più, merita un’opposizione che porti valore nella discussione: il Gruppo consiliare e il Partito Democratico e i Giovani Democratici continueranno a lavorare per la città e per la pace, auspicando confronti più costruttivi e all’altezza di Perugia”.
La controrisposta di Fratelli d’Italia
E c’è anche Fratelli d’Italia. Per il partito di centrodestra “l’esito del question time sul caso Hannoun lascia numerosi interrogativi aperti e conferma le preoccupazioni sollevate dall’opposizione. Resta francamente incredibile che il Sindaco della città di Perugia sia stato costretto a precisare pubblicamente che il proprio sostegno è rivolto al popolo palestinese e non a un’associazione terroristica: una puntualizzazione che, di per sé, evidenzia la gravità e l’anomalia della situazione”. Secondo FdI sorprende inoltre l’atteggiamento del primo cittadino che, pur richiamando a non ideologizzare il dibattito e a non etichettare la città con prese di posizione politiche unilaterali, ha definito come “insinuazioni” le legittime richieste di chiarimento avanzate dall’opposizione, che ha agito in rappresentanza di moltissimi cittadini perugini. Richieste tanto più fondate in un contesto nazionale e internazionale estremamente delicato, che ha portato Perugia sulla cronaca nazionale per la presenza di Hannoun a tenere comizi nella piazza principale della città”. E ancora: “Colpisce, ancora una volta, la difficoltà del sindaco nel distinguere tra il diritto individuale ad avere opinioni e idee politiche e il ruolo istituzionale che si è chiamati a ricoprire quando si governa una città capoluogo di regione, indipendentemente dall’indossare o meno la fascia tricolore. Governare Perugia richiede equilibrio, prudenza e senso della responsabilità”, sottolinea il partito all’opposizione in consiglio comunale.
Secondo Fratelli d’Italia “nel corso del dibattito si è richiamato il tema del garantismo, in riferimento a un’indagine per terrorismo che coinvolge un contesto estremamente sensibile e rispetto alla quale lo stesso Ministro dell’Interno Piantedosi ha invitato a prestare attenzione verso chi ha dimostrato “una vicinanza acritica e puramente ideologica, sottovalutando la complessità di contesti non sempre limpidi”. L’opposizione ha purtroppo riscontrato un atteggiamento ostile e poco rispettoso delle istanze e delle richieste avanzate, quasi che chiedere informazioni su un caso che ha legato il nome di Perugia a un’indagine di rilievo nazionale rappresentasse una sorta di lesa maestà”.
Fratelli d’Italia Perugia, conclude la nota, “continuerà a vigilare con attenzione sull’operato di un’Amministrazione che appare sempre più ideologica e radicalizzata, nell’interesse della città e dei cittadini perugini”.
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