Mafia e carceri, M5s: Nordio inadeguato, si dimetta. Le reazioni
«Le parole del procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia, pronunciate oggi davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, rappresentano un importante riconoscimento al ruolo della Polizia Penitenziaria nella lotta alla criminalità organizzata. Donne e uomini che, spesso lontano dai riflettori, operano ogni giorno con professionalità, coraggio e spirito di servizio negli istituti di pena, contribuendo alla difesa della legalità». Lo dice Totò Burrafato, figlio del maresciallo del Corpo degli agenti di custodia Antonino Burrafato, assassinato dalla mafia nel 1982.
«Per me queste parole hanno un significato ancora più profondo. Mio padre ha sacrificato la propria vita per servire lo Stato e per affermare quei valori che ancora oggi guidano l’operato della Polizia Penitenziaria. A tutti loro dobbiamo rispetto, gratitudine e sostegno», prosegue. “È doveroso stringersi attorno al procuratore De Lucia e a tutti i magistrati e investigatori della Procura di Palermo per il prezioso lavoro svolto nel contrastare i tentativi di riorganizzazione dei clan mafiosi e delle organizzazioni para-mafiose. Difendere chi combatte la mafia significa difendere la democrazia», conclude.
Movimento 5 stelle
«L’audizione in commissione Antimafia del procuratore di Palermo, De Lucia, conferma la situazione estremamente allarmante ed emergenziale presente nelle carceri italiane. Il capo della procura di Palermo, come già aveva fatto nei giorni scorsi, ha confermato con maggiori dettagli che non solo in Sicilia, ma anche nelle altre carceri italiane i boss mafiosi comunicano regolarmente e comodamente con l’esterno, innanzitutto con l’utilizzo di telefoni che vengono forniti loro appena entrano negli istituti penitenziari. Solo a Palermo ne sono stati trovati 297 in un anno e mezzo. Tutto questo dimostra la assoluta inadeguatezza del ministro Carlo Nordio a ricoprire il suo incarico, dal momento che ha dimostrato di ignorare del tutto questa situazione gravissima, lui che dovrebbe conoscerla meglio di tutti, e che l’ha addirittura negata, accusando il procuratore di Lucia di aver attaccato la polizia penitenziaria». Lo affermano i parlamentari del M5s della commissione Antimafia: Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.
«De Lucia ovviamente non ha attaccato proprio nessuno ma ha evidenziato come al momento la lotta alla mafia sia gravemente monca – continuano – Come ha giustamente osservato, come si fa a chiedere alle vittime del racket di denunciare se poi vedono che i boss da dentro il carcere commissionano le ritorsioni nei confronti delle stesse vittime? Noi lo ringraziamo per la chiarezza e la fermezza delle sue parole ed esprimiamo la nostra solidarietà nei suoi confronti per gli attacchi ricevuti. Per parte nostra, abbiamo recentemente presentato cinque disegni di legge per aggiornare la normativa Antimafia, uno di questi si concentra particolarmente sul rafforzamento del circuito dell’Alta sicurezza che oggi è fuori controllo, sul contrasto, anche tecnologico, ad ogni forma di comunicazione dei detenuti con l’esterno attraverso telefoni cellulari, droni o altri mezzi, nonché sul contrasto all’introduzione di sostanze stupefacenti, denaro e altri oggetti. Il ministro Nordio avrebbe dovuto lasciare il suo incarico già varie volte nel corso della legislatura, anche oggi è un giorno buono per lui affinché lasci il governo e ponga fine a questa disastrosa gestione della Giustizia italiana».
Raoul Russo
“Importante ed esaustiva l’audizione di oggi del procuratore De Lucia in Commissione Antimafia, la cui relazione precisa e puntuale ha avuto il merito non solo di evidenziare i problemi presenti nel sistema carcerario ma di offrire proposte serie e concrete”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Raoul Russo, capogruppo nella Commissione Antimafia. “A lui – aggiunge – va il ringraziamento per quanto sta facendo a Palermo nella guida di una Procura storicamente importante e delicata e nell’azione concreta ed efficace di contrasto alla mafia, che gli ultimi episodi criminali confermano che non va sottovalutata. Da parte sua il governo Meloni fin dal suo insediamento ha cercato di affrontare queste criticità nella consapevolezza che si tratta di problemi che hanno radici lontane nel tempo. In particolare, sul piano della gestione delle carceri e, nello specifico, la disciplina dei circuiti di Alta Sicurezza sono state poste al centro di una decisa strategia di sicurezza nazionale, volta a contrastare con la massima fermezza la criminalità organizzata e il terrorismo. I principali interventi, le direttive operative e le posizioni politiche assunte dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni hanno rappresentano una netta inversione di rotta rispetto ai governi precedenti. Questo, ad esempio, si è tradotto nella chiusura permanente delle celle nei reparti di Alta Sicurezza con il chiaro intento di impedire che i clan mafiosi e camorristici potessero esercitare gerarchie, intimidazioni e riorganizzarsi all’interno delle sezioni degli stessi istituti penitenziari. Così come abbiamo rivisto radicalmente i criteri per l’accesso alle misure alternative o premiali per chi si trova ristretto in questi circuiti di Alta Sicurezza. Anche sul tema del contrasto ai droni e all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei detenuti in carcere per comunicare con l’esterno questo governo ha risposto con misure all’altezza con stanziamenti e dotazioni adeguati. Siamo consapevoli che ci sia ancora da lavorare, e le analisi del procuratore rappresentano un punto di riferimento prezioso, ma siamo fieri di quanto abbiamo fatto nel solco del grande insegnamento che con il loro estremo sacrificio ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”.
Source link




