L’Università Roma Tre saluta Paolo D’Achille
Un momento di profondo valore accademico e culturale si appresta a celebrare la carriera di uno dei più autorevoli linguisti del nostro Paese.
Martedì 6 novembre, alle ore 15:30, il professor Paolo D’Achille terrà la sua lezione di congedo in occasione del suo pensionamento.
L’evento, che segna la conclusione di ben 34 anni di costante permanenza e insegnamento presso l’Università Roma Tre, si svolgerà nell’Aula A della sede di via Ostiense 234 (con secondo ingresso in via del Valco di San Paolo 19).
La lezione magistrale, dal titolo fortemente evocativo “Le parole d’autore nel lessico italiano”, promette di essere una densa riflessione sul modo in cui scrittori, intellettuali e figure di spicco hanno plasmato, arricchito e trasformato il vocabolario che usiamo quotidianamente.
Una vita per la lingua italiana: dalla cattedra alla Crusca
Nato a Roma nel 1955, Paolo D’Achille rappresenta una figura cardine della linguistica e della filologia italiana contemporanea.
Il suo legame con l’Università Roma Tre è storico e profondo, ma la sua fama internazionale è legata a doppio filo anche al massimo istituto di salvaguardia della nostra lingua: l’Accademia della Crusca.
Entrato come socio nel 2011 e nominato accademico ordinario nel 2013, D’Achille ha guidato per anni il prezioso Servizio di consulenza linguistica dell’istituzione, dirigendo la rivista “La Crusca per voi”.
Il culmine del suo percorso all’interno dell’ente fiorentino è arrivato il 28 aprile 2023, giorno della sua elezione a Presidente dell’Accademia della Crusca, succedendo a Claudio Marazzini. A coronamento di una carriera straordinaria, nel 2024 è stato inoltre insignito dalla Repubblica Francese del prestigioso titolo di Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere.

Tra parlato, neologismi e il dialetto della sua Roma
L’attività di ricerca del professor D’Achille si è sempre distinta per la capacità di far dialogare il passato e il presente. Schivo da rigidità puriste, ha concentrato i suoi studi sui rapporti complessi tra la lingua parlata e la tradizione scritta, esplorando a fondo le evoluzioni dell’italiano contemporaneo — dai linguaggi giovanili ai neologismi — e le forme di scrittura popolare.
Ma D’Achille è anche, e forse soprattutto, il grande analista della lingua della sua città, Roma. A lui e al collega Claudio Giovanardi si deve infatti il Vocabolario del romanesco contemporaneo (2023), uno studio pionieristico che mappa la metamorfosi del dialetto romano dal Medioevo ai giorni nostri, dimostrando come la parlata locale continui a evolversi e a influenzare l’italiano nazionale.
Un’eredità che resta nei manuali
Se la lezione del 6 novembre segnerà la fine del suo percorso dietro la cattedra di Roma Tre, l’eredità didattica del professore continuerà a vivere attraverso i suoi scritti.
Generazioni di studenti universitari in tutta Italia si sono formate e continueranno a formarsi su manuali di riferimento assoluto scritti di suo pugno, come il celeberrimo L’italiano contemporaneo (edito da Il Mulino e aggiornato di recente nel 2023) e la sua fondamentale Breve grammatica storica dell’italiano.
L’appuntamento di martedì prossimo non sarà quindi solo un saluto formale della comunità accademica a un docente stimato, ma un tributo a uno studioso che ha dedicato l’intera esistenza a comprendere, spiegare e proteggere il patrimonio più prezioso della nostra identità: la parola.
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