Lungo le vie dell’artigianato nella quieta bellezza di Kyoto
Le 74 arti tradizionali
Dell’hotel di Kyoto è emblematico anche il numero delle stanze, appena 55 contro le ben 909 del collega di Tokyo. Sono invece 74 le arti tradizionali dell’artigianato di Kyoto ufficialmente riconosciute, che comprendono tessuti, legno, lacca, metalli, lavorati con tecniche a volte millenarie e tramandate di generazione in generazione, nell’unico Paese al mondo dove gli artigiani sono considerati patrimonio nazionale.
Sosta al Kyoto Museum of Crafts and Design
Con questo mondo complesso e interconnesso degli artigiani si può entrare in un primo ed efficace contatto nei due luoghi che la città ha dedicato loro, nella zona nord-orientale di Sakyo. Il primo, il Kyoto Handicrafts Center, aprì nel 1967 come spazio per lo shopping tax free per i sempre più numerosi turisti internazionali in città, ma nel tempo è diventato anche luogo di divulgazione; a 600 metri di distanza, costeggiando l’area del santuario Heian, sorge il Kyoto Museum of Crafts and Design, dove non si raccontano solo tecniche e si espongono manufatti (anche alla vendita), ma è disponibile un fitto calendario di incontri e laboratori con gli artigiani.
Il quartiere di Nishijin è ricco di machiya-atelier tessili, dove si alimenta una tradizione che risale al quinto secolo: meraviglioso e intimo il museo di tessuti Orinasu-kan, mentre al grande Nishijin Textile Center si organizzano anche sfilate di kimono a ingresso libero. Da Orisho-Hirai si tesse la seta su telai manuali in legno con l’antica tecnica dello tsumegaki – la graffiatura dei fili con le unghie – e il pavimento è in terra battuta che ogni sera viene bagnata per mantenere il giusto tasso di umidità. Sono dei macchinari a fare la stessa funzione nel piccolo laboratorio di Karamaru, nel quartiere di Shimogyo, dove i fogli di carta washi sono stampati a mano con la tecnica del Kyo Karakami, a base di tavolette di legno di magnolia intagliate, gel di alghe e polvere di conchiglie.
La carta washi dipinta a mano, insieme alla cera delle bacche dell’albero della cera giapponese, dà vita anche alle candele warosoku, prodotte dal 1887 da Nakamura Rousoku, nel quartiere Fushimi. Accanto al parco di Gyoen si trova Inui Shikki, dove la gentile proprietaria mostra – e fa provare – la creazione degli oggetti in lacca secondo la peculiare tecnica di Kyoto: portare a casa un natsume, il contenitore per il tè matcha, fatto con le proprie mani sarà infinitamente più soddisfacente di comprare l’ennesimo paio di hashi, le bacchette, prodotte magari in Cina. È la gioia dell’artigiano, che per un po’ e in ogni luogo può appartenere a tutti.
Source link








