Economia

L’ultima sfida sarà Generali. Il duello Messina-Orcel e l’incognita dei francesi

Con la discesa in campo di Intesa Sanpaolo si è ufficialmente aperta la fase 2 del risiko bancario, iniziato nell’autunno 2024. Per un anno e mezzo il ceo Carlo Messina ha ripetuto come un mantra che Intesa non poteva partecipare alle battaglie bancarie perché già troppo presente in Italia, l’antitrust non gliel’avrebbe permesso. Ora cambia idea ma per un obiettivo che non è solo di business ma anche istituzionale e politico: rafforzare il primo gruppo italiano e dare un assetto stabile a Generali. L’obiettivo di Intesa infatti è quello di portare sotto la sua ala quella che era Mediobanca prima dell’assalto di Mps, e cioé corporate banking, private banking, risparmio gestito, credito al consumo e il 13,2% di Generali. Smontando in pratica il piano di Luigi Lovaglio che vedeva per il gruppo senese un modello di business di tipo universale, di unione tra banca commerciale e investment bank, una piccola JP Morgan si è detto più volte.

In pratica è come se si tornasse con le lancette dell’orologio a circa due anni fa, quando a Carlo Cimbri, deus ex machina del gruppo Unipol-Bper, fu sbarrata la strada che portava a Siena dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti perché non si voleva riconsegnare il polo bancario senese in mano alla sinistra, co-responsabile di un decennio di malagestione. In alternativa a Cimbri il Mef scelse la Delfin della famiglia Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone come alfieri del nuovo corso senese. I due soci sostenuti dal governo e utilizzando il banchiere risanatore Luigi Lovaglio come ariete, sono andati alla conquista di Mediobanca, riuscendovi, mandando a casa il loro rivale decennale, Alberto Nagel.

Ma poi la situazione invece che sciogliersi si è ingarbugliata. Caltagirone ha tentato l’affondo su tutta la filiera Mps-Mediobanca-Generali ma è stato stoppato dai suoi stessi compagni di avventura, la Delfin di Francesco Milleri e dal governo che per la compagnia di Trieste chiede da tempo una soluzione istituzionale e nazionale, che la metta al riparo da qualsiasi rischio di scalate esterne. Generali gestisce 900 miliardi di risparmio ed è determinante anche come acquirente di titoli di Stato italiani.

La prima spaccatura Delfin-Caltagirone, a metà aprile in occasione dell’assemblea Mps, dopo sei anni di cammino a braccetto, ha sparigliato nuovamente le carte. Il ritorno in sella di Lovaglio ha provocato un ritorno di fiamma del terzo polo con Banco Bpm, tanto caro al ministro Giorgetti. Una soluzione che proprio ieri è stata proposta dal cda della banca milanese e che oggi verrà discussa dal cda di Siena. Ma rispetto a un anno e mezzo fa i francesi del Crédit Agricole sono saliti dal 9 al 23% nella banca guidata da Giuseppe Castagna, una presenza oggi considerata ingombrante. In caso di fusione Mps-Banco i francesi diventerebbero i primi azionisti del nuovo gruppo con una voce importante anche su quel 13,2% di Generali che rappresenta l’ago della bilancia degli equilibri triestini. Una soluzione probabilmente gradita al ceo Philippe Donnet ma molto meno a Palazzo Chigi.

La zampata di Intesa arriva dunque in un momento cruciale e se da una parte permette la crescita a secondo polo bancario nazionale di Unipol-Bper dall’altra tiene per sè il biglietto di primo azionista di Mediobanca e Generali. Per farne che cosa lo si capirà nelle prossime settimane. Certo una fusione Intesa Sanpaolo-Generali farebbe nascere il primo gruppo bancario assicurativo paneuropeo, un colosso da oltre 150 miliardi di valore di mercato.

C’è solo una persona che potrebbe mettersi di traverso al disegno di Messina e si chiama Andrea Orcel, il numero uno di Unicredit. Respinto in Italia per l’assalto al Banco Bpm ha quasi conquistato la tedesca Commerzbank nonostante le barricate del governo Merz. Ora, con Intesa in campo, potrebbe ritornare all’attacco. Orcel potrebbe chiedere a Caltagirone di vendergli il suo 13,5% di Mps, invece che consegnarlo all’Opas di Intesa. L’imprenditore romano torna così al centro dell’attenzione in virtù dei suoi pacchetti azionari strategici (Mps e Generali) che fanno gola ai colossi bancari che devono crescere. Inoltre Orcel potrebbe tornare a corteggiare la Delfin per ottenere il pacchetto più consistente di Mps, il 17,5%. In un momento in cui la holding dei Del Vecchio è alla vigilia di un costosissimo riassetto societario che potrebbe richiedere la dismissione del portafoglio partecipazioni accumulate nel tempo.

La mossa di Intesa sposta dunque il risiko su un altro livello, in palio c’è la leadership bancario assicurativa europea e la protezione di Generali. Oltre a due soluzioni diverse per il terzo polo bancario nazionale. Il governo è già diviso sia su quale disegno sostenere sia sull’atteggiamento da prendere nei confronti dell’avanzata dei francesi, sempre pronti a infilarsi nei litigi italiani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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