Lula contro Milei, la fuga di Bolsonaro (con la sospetta complicità della Casa Rosada) scava il fossato tra Brasile e Argentina
La fuga segreta di Flávio Bolsonaro negli Stati Uniti, avvenuta passando per l’Argentina con il presunto appoggio di Javier Milei, può aprire una nuova frattura nei già tesi rapporti tra il governo ultraliberista e Luiz Inácio “Lula” da Silva, riconfermato presidente del Brasile per un quarto mandato. Venerdì 30 ottobre, l’incaricata di affari dell’ambasciata argentina a Brasilia, María Emilia Cortés, è stata convocata dal ministro degli Esteri brasiliano per fornire chiarimenti in merito al passaggio dell’ex candidato di destra sul territorio argentino.
Negli ultimi mesi i canali diplomatici tra i due Paesi, che sono tra loro partner commerciali strategici, si sono ridotti al minimo. Ad agosto, il ministro degli Esteri brasiliano aveva richiamato in patria l’ambasciatore Julio Bitelli. La decisione era stata presa a seguito dei giudizi molto duri espressi da Milei nei confronti di Lula: partecipando a una serie di eventi della campagna elettorale di Flávio Bolsonaro, aveva definito il candidato del Partito dei Lavoratori un “ladro“, un “ex detenuto” e un “criminale“. Ad oggi Milei non ha ancora riconosciuto i risultati delle elezioni con una dichiarazione ufficiale. Il portavoce del presidente, Adrian Ravier, si è limitato a dichiarare che il governo ha preso atto dei risultati elettorali, sottolineando che neanche Lula si era congratulato con il leader de La Libertad Avanza dopo la sua vittoria nel 2023.
“Tutto ciò non contribuisce a migliorare le relazioni già deteriorate tra due Paesi che dipendono reciprocamente l’uno dall’altro, soprattutto l’Argentina dal Brasile. Il conflitto può raggiungere una dimensione più profonda. Credo che questa vicenda continuerà ad avere ripercussioni in futuro perché si tratta di un’escalation difficile da invertire, soprattutto dopo la vittoria di Lula. Penso che a tempo debito, sul piano diplomatico il governo brasiliano restituirà il colpo”, dice a ilfattoquotidiano.it Ariel Goldstein, sociologo presso l’Università di Buenos Aires (UBA) e autore del saggio Bolsonaro. La democracia de Brasil en peligro. “Per quanto riguarda il rapporto con Donald Trump – prosegue il docente – appare evidente come Milei sia fortemente subordinato agli Stati Uniti nella propria politica estera. È il leader che mostra il maggiore grado di subordinazione, anche più di De la Espriella in Colombia e più di Kast in Cile. Il suo margine di autonomia nei confronti dell’amministrazione Trump è assolutamente ridotto”.
Come ricostruito da media argentini, il governo di Milei avrebbe avuto un ruolo centrale nel viaggio che ha permesso a Flávio Bolsonaro di arrivare in Florida insieme alla moglie e alle due figlie. Nonostante l’ordine del giudice Alexandre de Moraes che impediva al senatore di estrema destra di lasciare il Brasile e gli imponeva di consegnare i passaporti, le autorità argentine ne hanno permesso l’ingresso e la successiva partenza senza consultare le autorità brasiliane competenti. La Casa Rosada nega qualsiasi coinvolgimento attivo nell’organizzazione della fuga. Ma stando a quanto ricostruito dal quotidiano La Nación, Santiago Caputo, uno dei personaggi più potenti all’interno della cerchia ristretta dei collaboratori di Milei, si trovava sul posto al momento della partenza dell’aereo privato usato da Bolsonaro, aspetto che alimenterebbe i sospetti di una possibile collaborazione del governo argentino. Ci sono poi alcuni precedenti: da quando si è insediato il governo di Milei, decine di bolsonaristi, coinvolti nel tentativo di colpo di Stato del 2023 e nell’assalto alle istituzioni di Brasilia, sono stati agevolati nella presentazione delle richieste di asilo in Argentina.
“Il rapporto tra Argentina e Brasile è caratterizzato da una cultura dell’amicizia, costruita nel corso di decenni, che rappresenta una conquista politica delle società brasiliana e argentina. Se si osserva l’evoluzione della relazione nei diversi periodi storici, si nota come essa sia passata dalla rivalità, dalla competizione, dalla diffidenza e dal sospetto a una maggiore trasparenza e collaborazione in tempi di democrazia, con un processo di integrazione nell’ambito del Mercosur. Ciò che questo grave episodio sta erodendo è proprio una conquista politica e sociale”, dice a ilfattoquotidiano.it Bernabé Malacalza, ricercatore del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (CONICET).
I rapporti economici tra Argentina e Brasile sono fondamentali per entrambi i Paesi, al di là delle divergenze politiche tra Milei e Lula. Nel 2025, secondo i dati dell’Instituto Nacional de Estadística y Censos, il commercio bilaterale ha raggiunto un valore di circa 31,2 miliardi di dollari. Il Brasile rappresenta il principale mercato di destinazione delle esportazioni argentine e il principale Paese di provenienza delle sue importazioni. Il legame è particolarmente stretto nel settore automobilistico e l’Argentina punta a diventare un importante fornitore di gas e petrolio per il mercato brasiliano, grazie alle riserve di Vaca Muerta.
“Inoltre, il fatto che l’Argentina consenta e avalli l’ingerenza degli Stati Uniti e della rete transnazionale reazionaria all’interno del proprio territorio costituisce un atto di estrema gravità. Non si tratta di un semplice allineamento, bensì di una vera e propria delega della politica estera agli USA”, conclude Malacalza. “Possiamo usare la metafora de 52esimo Stato (in una dichiarazione, Trump aveva detto che avrebbe trasformato il Venezuela nel 51esimo Stato degli USA, dicendo che al posto di un presidente sarebbe stato eletto un governatore, ndr). Questa metafora ci dice che Milei agisce non come presidente ma come il governatore di uno Stato degli Stati Uniti”.
L’articolo Lula contro Milei, la fuga di Bolsonaro (con la sospetta complicità della Casa Rosada) scava il fossato tra Brasile e Argentina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Source link




