Lorenzo Barone: «Sono quasi naufragato. Risposte trovate strada facendo»
«Sono quasi naufragato» ma «le risposte le ho trovate strada facendo», perché «non solo volevo riuscirci, ma volevo riuscirci vivo». Sono arrivate intorno alle 17.30 ore italiane le prime parole di Lorenzo Barone, l’avventuriero umbro di 28 anni che ha appena completato la traversata dell’oceano Atlantico in barca a remi, senza nessuno team di supporto, partendo il 19 dicembre dalla Mauritania e arrivando la notte tra il 24 e il 25 gennaio in Guyana.
«Non sono mai stato un uomo di mare», ha scritto sui social il 28enne nato e cresciuto a San Gemini, che sulle gambe ha decine di migliaia di km pedalati in giro per il mondo in avventure estreme. Barone non nasconde le difficoltà del viaggio più clamoroso che ha intrapreso solcando l’oceano Atlantico con un barca senza motore né vela: «Non è andato tutto esattamente come avevo previsto, mi sono ribaltato di notte imbarcando acqua, un pannello solare si è rotto, il dissalatore elettrico aveva una piccola perdita e sono stato obbligato sin dall’inizio a usare il manuale, la nausea si è dilungata per tre settimane».
Quindi l’incidente rischiato quando ormai era quasi giunto sulle coste della Guayana: «A 15 km dalla costa sono quasi naufragato su degli scogli per la corrente di marea che mi stava portando via e a causa del fondale bassissimo di queste zone rischiavo di toccare il fondale con la deriva e danneggiando la barca, infine dei pescatori si sono offerti di aiutarmi per riuscire a risalire il fiume nel quale si trova il piccolo porto dove si conclude questa mia prima esperienza oceanica».
Ma la forza l’ha trovata e, in attesa di proseguire il viaggio attraverso «la terra fangosa dell’Amazzonia», Barone lancia un messaggio chiaro: «Mi sono dovuto adattare, e questo per me è il cuore dell’avventura e della vita in generale. Iniziare un percorso con tante domande e perplessità per poi trovare le risposte strada facendo, accumulando esperienza grazie all’ignoto».
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