Umbria

Listeria, riuniti i procedimenti dei ‘salami contaminati’: due anni fa morì una donna


Ripartirà dal 20 febbraio il fronte giudiziario legato alla morte della bidella di 61 anni deceduta dopo aver consumato un salume contaminato dal batterio della listeria. Nell’udienza di oggi il giudice Marino Albani ha disposto la riunione dei procedimenti pendenti nei confronti del titolare di un’azienda agricola di Arezzo, rinviando la nuova udienza per consentire l’assegnazione del fascicolo a un altro giudice, a seguito del trasferimento della dottoressa Avella.

Udienza Al centro dell’udienza la richiesta della difesa di accorpare il procedimento per omicidio colposo con quello, parallelo, relativo alla produzione e messa in commercio di sostanze alimentari nocive. Un’istanza maturata dopo che in aula è emersa l’esistenza di un secondo procedimento penale, già definito con decreto penale di condanna ma oggetto di opposizione, nel quale l’imputato viene ritenuto responsabile di aver commercializzato prodotti alimentari contaminati.

‘Soprasata’ Secondo quanto riportato negli atti, «in quanto titolare dell’azienda produceva e successivamente deteneva per la vendita o comunque metteva in commercio prodotti alimentari a base di carne suina, denominati ‘Soprasata’, con presenza del batterio ‘Listeria monocytogenes’ superiore ai limiti di legge e tale da renderli nocivi per i consumatori». Proprio la connessione tra i due filoni ha portato alla decisione di riunire i procedimenti.

Omicidio colposo Il procedimento principale resta comunque quello per omicidio colposo, legato alla morte di Assunta Cammarota, originaria di Napoli e residente a Umbertide, deceduta nel marzo 2024 all’ospedale di Città di Castello dopo un mese di ricovero. La donna si era sentita male dopo aver mangiato della coppa di testa di suino acquistata in un negozio di alimentari di una frazione tifernate. Le indagini hanno poi ricondotto la produzione dell’insaccato all’azienda aretina.

In laboratorio Determinanti, secondo l’accusa, gli accertamenti dei biologi dell’Istituto zooprofilattico, che avrebbero rilevato negli avanzi dell’alimento la presenza del batterio listeria oltre i limiti consentiti. La Procura, che ha disposto l’autopsia, sostiene l’esistenza di un nesso causale tra l’assunzione del cibo contaminato e il decesso della 61enne, nonostante le patologie pregresse. Un collegamento che la difesa continua a contestare, respingendo ogni addebito.

Parte civile Nel procedimento la famiglia della vittima si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Michela Paganelli. Il prossimo passaggio sarà ora l’udienza del 20 febbraio, quando il fascicolo verrà assegnato a un nuovo giudice e verranno definiti i tempi e le modalità del processo riunificato. L’imputato, difeso dagli avvocati Niki Ruoppoli e Carlo Bonzano, respinge ogni addebito.

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