Salute

Liste d’attesa, risposte migliori sulle urgenze ma 2,4 mln di cure fuori tempo da inizio anno

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, il sistema si muove eccome. Non solo rispetto al sostanziale stallo durato quasi mezzo secolo ma anche guardando a un anno e mezzo fa. A considerare invece quel che resta da fare e soprattutto in termini di appropriatezza e di capacità di risposta, c’è molto da rimboccarsi le maniche visto che nei primi mesi di quest’anno sono stati “bucati” i tempi di 2,4 milioni di visite ed esami su 12 milioni di prestazioni registrate dalla Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa.

Di certo c’è che la Piattaforma, istituita presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con la legge (Dl 73/2024), sta prendendo quota e per la prima volta consente una misurazione su scala nazionale di quella che è la prima magagna vissuta dai cittadini quando si interfacciano con il Servizio sanitario nazionale. Dopo una partenza al ralenti, oggi si è arrivati al cruscotto 2.0, “in chiaro” anche per gli utenti, dove si dà conto delle performance regionali per le prime visite specialistiche e per 22 gruppi di esami diagnostici: quelli previsti dal Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa 2019-2021 e che vanno dalla prima visita cardiologica a quella oncologica all’oculistica e dalla mammografia alla Tac torace fino alla spirometria. Esami che quotidianamente vengono prescritti essenzialmente dal medico di famiglie sulla base di criteri di priorità che dettano – o almeno dovrebbero farlo – il tempo limite in cui ogni prestazione va erogata. E cioè (sempre bene ricordarlo) 3 giorni per le urgenze (classe U), 10 giorni per un’attesa breve (classe B), 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami per la classe D (differita) e 120 giorni per la classe P (programmata).

Schillaci: «Operazione trasparenza»

La piattaforma, pure se consultabile dai cittadini, ha però ancora la valenza di strumento tecnico-organizzativo. Con la pubblicazione sempre più raffinata dei dati ci si aspetta che ogni Regione e azienda sanitaria sia stimolata – non solo per obbligo di legge – a fare sempre meglio accorciando i tempi. Di «operazione trasparenza» ha parlato il ministro della Salute Orazio Schillaci, che della lotta alle liste d’attesa ha fatto la sua priorità. «Dopo più d 47 anni dalla fondazione del Ssn l’Italia ha una Piattaforma nazionale di gestione delle liste d’attesa – ha detto -. Un vuoto di mezzo secolo che finalmente viene colmato». Il ministro, che da inizio mandato ha avuto più di un motivo di scontro con i governatori proprio sull’attuazione della legge contro le code in sanità, ha voluto sottolineare che «la collaborazione con le Regioni non è mai stata così intensa» e che «la piattaforma non ha l’intento di essere una classifica ma nasce per migliorare il sistema in un’ottica di trasparenza».

A che punto siamo

A tracciare il bilancio è il direttore generale Agenas, Angelo Tanese: «Tra gennaio 2025 e aprile 2026 la Piattaforma ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni, di cui circa 32 milioni per prime visite specialistiche e circa 33 milioni per prestazioni diagnostiche – ha spiegato – effettuate nel pubblico o nel privato accreditato. Una base dati già molto ampia, che si alimenterà via via in modo automatico dai Cup delle Regioni e che finalmente ci consente di leggere il trend, comprendere il fenomeno, analizzare i punti critici e misurare l’impatto delle misure correttive. Entro la fine del 2026, intanto, l’obiettivo è arrivare alla piena interoperabilità piena con le 21 piattaforme dei Cup regionali e misurare i tempi di attesa con un flusso dati giornaliero».

I nodi critici

Il primo dato critico è quello che emerge dal “punto” fatto da Agenas e che arriva ad aprile scorso: nei primi quattro mesi di quest’anno, secondo la logica del “bicchiere mezzo vuoto”, sono 2,4 milioni le richieste di prestazioni cui la sanità pubblica non è riuscita a dare una risposta. Nel dettaglio 1,5 milioni di visite e 900mila esami, tra cui prestazioni cruciali tanto da rientrare anche tra gli screening Ssn come la colonscopia che in caso di urgenza vede il rispetto dei tempi in appena il 37% dei casi.


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