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L’Iran formalizza il controllo di Hormuz: come funzionerebbero i traffici e la riscossione dei pedaggi

Nel cuore della più delicata arteria energetica del pianeta, l’Iran ha deciso di trasformare lo Stretto di Hormuz in una leva economica e strategica permanente. Teheran ha infatti annunciato la creazione della Persian Gulf Strait Authority (PGSA), un nuovo organismo incaricato di regolamentare il traffico marittimo e imporre pedaggi alle navi commerciali in transito. Una svolta che rischia di ridefinire gli equilibri della navigazione globale nonché le regole del diritto marittimo.

Ulteriori dettagli sul sistema di trasporto pubblico PGSA saranno resi noti a breve, secondo quanto affermato dall’alto funzionario parlamentare Ebrahim Azizi.

Teheran istituzionalizza il controllo sullo Stretto

La nascita della Persian Gulf Strait Authority segna il passaggio da una pressione militare episodica a un modello amministrativo stabile. L’obiettivo dichiarato di Teheran è gestire ormai commercialmente il traffico nello stretto attraverso autorizzazioni, corridoi dedicati e tariffe per il passaggio. L’Iran ora si starebbe muovendo per formalizzare un regime di pedaggi di transito gestito dallo Stato attraverso la nuova Autorità con pagamenti per transito che, secondo quanto emerso, possono arrivare fino a 2 milioni di dollari, trasferiti poi verso portafogli collegati al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

Appena ieri, sei navi battenti bandiera indiana sono transitate in direzione opposta al confine, formando un gruppo coordinato a seguito di colloqui bilaterali con l’Iran, a dimostrazione dell’esistenza di accordi di passaggio sicuro al di fuori del quadro della coalizione. Il 14 maggio scorso, invece, al largo di Fujairah, si sono invece verificati due sequestri di navi quasi simultanei, a distanza di 8-12 ore dagli avvertimenti iraniani agli Emirati Arabi Uniti.

Il nodo legale: Hormuz può davvero essere “a pagamento”?

La questione centrale riguarda il diritto internazionale marittimo. Secondo i richiami alla Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS), gli Stati costieri non possono sospendere o subordinare il diritto di passaggio negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale. L’Iran, però, sostiene una lettura diversa della sovranità sullo Stretto, condiviso territorialmente con l’Oman. In questo quadro, Teheran ritiene di poter imporre condizioni operative e costi per i “servizi di sicurezza” garantiti alle imbarcazioni commerciali.

La disputa rischia di aprire un precedente globale. Se un passaggio strategico come Hormuz diventasse soggetto a pedaggi politici, altri snodi marittimi potrebbero seguire la stessa strada, alterando le regole storiche della libertà di navigazione. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno già avvertito che eventuali pagamenti verso entità iraniane potrebbero esporre compagnie e operatori a sanzioni secondarie.

Un casello geopolitico

La tariffa offrirebbe ai proprietari una scelta complessa in termini di conformità, poiché è severamente vietata dall’Ufficio per il controllo dei beni esteri degli Stati Uniti (OFAC) e sanzionabile ai sensi della legge statunitense. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di sanzionare chiunque pagasse per il passaggio sicuro. L’OFAC ha, inoltre, osservato che i pagamenti richiesti potranno avvenire anche sotto forma di “asset digitali, compensazioni, scambi informali o altri pagamenti in natura, come donazioni nominalmente benefiche effettuate alla Mezzaluna Rossa iraniana, a Bonyad Mostazafan o ai conti delle ambasciate iraniane”.

Il meccanismo PGSA starebbe emergendo come qualcosa di più di un semplice sistema di riscossione delle tasse. Prima di ottenere l’autorizzazione al transito, le navi mercantili dovranno presentare domanda all’agenzia; la domanda include informazioni dettagliate e sensibili sull’operatività della nave. I documenti richiesti comprenderebbero una dichiarazione che descrive l’equipaggio, il carico, la proprietà, le disposizioni assicurative, gli scali portuali precedenti e le rotte di navigazione. Le navi con legami con Israele saranno severamente vietate, con forti restrizioni al traffico legato agli Stati Uniti e agli altri rivali dell’Iran.

Accanto a questa trovata, il governo iraniano avrebbe ora in mente un ulteriore escamotage per battere cassa: le assicurazioni gestite tramite blockchain.

Secondo l’agenzia Fars News, il Ministero delle Finanze iraniano intende avviare un sistema assicurativo per la navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle acque adiacenti, con pagamenti in criptovaluta. Il sistema sarebbe accessibile alle navi collegate all’Iran, risolvendo le difficoltà che incontrano nell’ottenere e pagare l’assicurazione marittima sul mercato globale.




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