L’Europa parla di disciplina e competitività comuni, ma senza unità geografica come sopravvivrà?
di Pietro Francesco Maria De Sarlo
Da anni il dibattito europeo ruota sempre attorno a: competitività, innovazione, produttività, debito, transizione energetica, difesa comune, mercato dei capitali. Draghi parla di “slow agony” e invoca tra 750 e 800 miliardi di nuovi investimenti annui. Enrico Letta chiede integrazione dei mercati finanziari. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Oecd insiste su produttività, concorrenza, competenze, partecipazione femminile, spending review. Il Nord Europa continua a predicare disciplina fiscale, moderazione salariale e avanzi primari.
In tutte c’è una omissione pesante: la divergenza territoriale europea e le necessarie correzioni geografiche.
Nessuna di queste proposte si pone davvero una domanda decisiva: dove fisicamente si accumulano capitale, infrastrutture, logistica, ricerca, finanza, funzioni direzionali e potere fiscale? Come se un corpo possa restare sano con il tronco forte e le periferie — gambe e braccia — sempre più deboli.
In altre parole all’Europa manca la geografia. E senza geografia non esiste politica economica capace di funzionare nel lungo periodo. Negli ultimi quarant’anni l’Unione Europea ha favorito un poderoso processo di concentrazione territoriale. Le principali istituzioni politiche, finanziarie e regolatorie si collocano in un quadrante ristretto tra Bruxelles, Amsterdam, Francoforte, Strasburgo e Parigi. I grandi flussi logistici continuano a gravitare attorno al North Range, con hub come il porto di Rotterdam e quello di Antwerp-Bruges. I quartier generali delle multinazionali, la finanza, i servizi professionali ad alto valore aggiunto, i grandi aeroporti cargo, i centri decisionali pubblici e privati tendono a localizzarsi negli stessi territori.
Michael Porter lo chiama cluster effect. Paul Krugman lo chiama new economic geography. Gunnar Myrdal parlava di cumulative causation. Il principio è semplice: chi è centrale accumula altro capitale. Chi è periferico accumula ritardo. In uno Stato federale questo processo viene corretto attraverso grandi trasferimenti automatici: fiscalità federale; mobilità del capitale pubblico; investimenti compensativi; welfare unificato; emissione comune del debito.
Negli Stati Uniti, nella Germania post riunificazione e in tutti gli stati federali funziona così. L’Unione Europea, invece, ha costruito una moneta unica senza costruire uno Stato federale. Ha imposto vincoli fiscali comuni, regole sul debito, disciplina monetaria, concorrenza interna. Ma non ha costruito meccanismi permanenti di riequilibrio territoriale. Lasciando questa funzione unicamente alle migrazioni interne. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Europa dell’Est cresce grazie a salari più bassi, fiscalità competitiva e prossimità industriale al cuore manifatturiero tedesco. Il Nord Europa consolida la propria centralità. Il Sud Europa, invece, subisce contemporaneamente deindustrializzazione, emigrazione giovanile, compressione salariale, debito elevato, minore capacità fiscale.
Si continua così a chiedere a economie periferiche di rispettare parametri pensati per economie centrali. Si chiede disciplina a chi non controlla più la geografia dell’accumulazione. Si chiede competitività a chi parte sistematicamente più lontano dal capitale. Ecco il punto che manca in tutte le proposte oggi sul tavolo: non basta decidere quanto investire, occorre decidere dove investire per cambiare la geografia del potere economico europeo.
L’Italia, proprio a causa delle profonde divergenze tra Nord e Sud, ha sfiorato la secessione pur essendo “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”. L’Europa, invece, è una babele di lingue, culture, sistemi fiscali, modelli sociali e storie nazionali spesso segnate da secoli di conflitti.
La vera domanda non è se l’Europa possa diventare più competitiva ma è un’altra: per quanto tempo un’unione monetaria senza geografia, senza riequilibrio territoriale e senza trasferimenti federali potrà sopravvivere alle proprie divergenze?
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