L’esperto a Bolzano: «Fake news e algoritmi, così il web ha distorto la realtà» – Cronaca
BOLZANO. È iniziato un po’ tutto con Francesco, il Papa del nuovo mondo, che diceva: “Internet? È un dono di Dio”. Lo stesso pontefice anni dopo ci comunicava un altro sguardo: è un potere capace di distorcere la percezione della realtà. Cosa era accaduto nel mentre? Che il web si è collocato per un lunghissimo periodo in quel territorio mobile della tecnologia ai confini del possibile come il più potente strumento di progresso per l’umanità dai tempi dell’invenzione della stampa. “Doveva servire ad abbattere muri e a mettere insieme quella “tech democracy” capace di dischiudere le porte della partecipazione al cambiamento a parte di miliardi di esseri umani fino ad allora esclusi” dice Riccardo Luna. Una terra promessa. Ma vasta come il mondo. Lo scarto è avvenuto non immediatamente ma per progressivi aggiustamenti dello strumento. “Poi, la digital economy ha dato fiato ad un eccesso di narcisismo, dove la partecipazione si era trasformata nell’irruzione di fake news – aggiunge lo studioso – alimentate da algoritmi che spingevano ogni cosa capace di moltiplicare il traffico”. Non il buono e il verificato o verificabile, ma il moltiplicabile. Accresciuto da un carburante micidiale: la paura. Del cambiamento, dell’immigrazione, del crimine, della cultura stessa, vista come veicolo di riflessione. E magari di troppo lento assorbimento della verità.
Riccardo Luna, giornalista, impegnato in molte piattaforme che lavorano per la trasparenza della rete, ha scritto un libro che indaga su tutto questo. Chiedendosi le ragioni di una inversione di qualità complessiva di uno strumento con potenzialità straordinarie ma altrettanti straordinari pericoli di una sua scomposizione in micro mondi veicolabili all’infinito con tutto il loro carico di impaurito individualismo e deleterio protagonismo. Il libro ha un titolo significativo in questa luce: “Qualcosa è andato storto”. Volume ed autore saranno sabato al Noi (alle 18), in un evento organizzato da Needa e che diventerà anche, dopo un dialogo col ceo dell’impresa Luca Passadore, un luogo di confronto tra operatori, imprenditori, aziende e studiosi.
Come si è arrivati a questo?
“Con la trasformazione, giorno dopo giorno, dei social in un modello di business. Che hanno uno sguardo su una componente importante dell’umanità”.
Sarebbe?
“La vulnerabilità. Che osserva il mondo con le sue incertezze e ne coglie le paure più che le opportunità. Aprendo la strada al narcisismo degli utenti ma dentro un meccanismo che non è stato più in grado di mediare: gli algoritmi”.
Che si muovono come?
“Favorendo qualunque elemento che possa contribuire ad alimentare il traffico, gli accessi, i “mi piace”, gli interventi in risposta o in polemica. E così l’algoritmo ha moltiplicato a sua volta proprio quegli elementi più moltiplicabili, vale a dire le paure”.
Usando quale parametro?
“L’algoritmo, nel suo essere l’arma in mano al business, ha in sostanza il compito di allungare il tempo in cui siamo collegati alla rete. Di immettere in continuazione contenuti allettanti e in grado di semplificare, accrescendone i contenuti più brutali e spesso violenti anche verbalmente, ogni possibile sguardo sulla realtà”.
È per questo che si parla di realtà distorta?
“Una realtà evidente e piana non attira, crea tranquilla accettazione della stessa, non eccita. La distorsione è più allettante perché diventa complice delle nostre paure e non ci contraddice”.
Come se ne esce?
“Innanzitutto aprendo gli occhi. Osservando attentamente i riscontri, aprendosi ad altre interpretazioni della realtà non univoche e accettando di vedere tutto questo come un gioco a carte truccate”.
E poi?
“Con le regole. L’Europa ci ha provato e ci prova. Limitando ad esempio il potere delle piattaforme. In Usa, per dirne una, sono in corso 2400 cause legali contro alcune piattaforme, come Meta o Google”.
E i giudici?
“Cresce l’impegno a modificare gli algoritmi. Che sono l’automatismo amplificatore della fake news. Misurando i danni dello stesso sulle persone”. C’è la si può fare?
“Siamo tutti dentro un passaggio epocale. Quello che complica è il quadro politico dove, ad esempio, Trump diventa una derivata naturale di chi soffia sul fuoco delle paure collettive”.
Siamo poco allenati ad una realtà diversa da quella che esce dall’algoritmo?
“In parte anche assuefatti. Perché in tanti scoprono di avere il privilegio dell’insulto”.
Serve la scuola?
“Eccome. Una volta i ragazzini e le ragazze volevano fare gli astronauti, adesso gli influencer con tanti follower. Ma c’è una strada”.
E dove?
“Guardo alla Cina. Lì il web è molto limitato soprattutto per le fasce d’età più fragili. E non è un caso che mentre noi sfioriamo influencer loro sfornano scienziati”. (p.ca.)




