Leggi in Calabria, per la Corte dei Conti sono scritte male
Da relazione «generiche» ai conti da dimostrare: i rilievi della Corte dei Conti sul 2025; le leggi in Calabria sono scritte male
NON basta scrivere che una legge non costa. Bisogna dimostrarlo. Potremmo sintetizzare così i rilievi della Corte dei Conti al legislatore regionale, contenuti nell’annuale relazione della Sezione regionale di controllo sulle leggi approvate dal Consiglio e sulle loro coperture. Non è l’unica bacchettata dei giudici contabili, ma la più ricorrente: del resto, su 46 leggi approvate da Palazzo Campanella (al netto delle pratiche di bilancio) nel corso del 2025, ben 36 sono quelle per le quali si è dichiarata l’invarianza finanziaria. Si tratta di quella clausola che dovrebbe certificare che la legge non produce costi per le casse regionali. Tuttavia l’invarianza finanziaria «deve trovare necessaria esplicazione nella relazione tecnica e non può essere apoditticamente dichiarata». Che è invece quello che si riscontra in parecchie leggi “a costo zero” licenziate da Palazzo Campanella nel 2025.
Non è l’unico rilievo dei magistrati contabili, che censurano anche l’iter legis “abbreviato”, l’assenza di informazioni importanti nelle relazioni tecniche, l’esternalizzazione dei costi su enti strumentali, società controllate o aziende sanitarie: addossare oneri a enti che ricadono comunque sotto l’influenza della Regione produce comunque, ricorda la Corte, riflessi finanziari indiretti.
LE LEGGI PRODOTTE
Sono 51 le leggi approvate da Palazzo Campanella nel corso del 2025. In crescita rispetto all’anno precedente (43), ma decisamente meno rispetto al 2023 (62). In calo le leggi “onerose”, ovvero quelle che comportano costi a carico della Regione. Sono state 9 nel 2025, ma erano state 13 nel 2024 e 19 nel 2023.
A conti fatti nel 2025 le leggi dichiarate finanziariamente neutre sono 36 su 46 testi presi in esame dalla Corte dei Conti (non si prendono in considerazione in questo caso le leggi in materia contabile, per le quali c’è un esame a parte). Si tratta del 78%.
Quasi la metà delle leggi (21) si limitano a introdurre modifiche o interpretazioni autentiche di altre leggi regionali, in alcuni casi approvate nello stesso anno.
Una nota positiva per la Corte dei Conti c’è ed è l’assenza di leggi impugnate dal Governo: in alcuni casi grazie all’intervento ‘preventivo’ della Regione che ha apportato modifiche in corsa, dopo le interlocuzioni con Palazzo Chigi.
L’ITER ABBREVIATO
Dodici leggi regionali, rileva la Corte dei Conti, approvate direttamente in aula, senza passare dalla commissione di merito e dalla commissione Bilancio per il parere finanziario. In otto casi si tratta di leggi approvate dopo le elezioni delle scorso ottobre, prima dell’insediamento delle nuove commissioni. Un «grave vulnus alle esigenze di garanzia procedurali» che compromette, dicono i magistrati, «la realizzazione della migliore regolazione normativa».
I CONTI CHE NON TORNANO
Il cuore della relazione della Corte è la censura dell’ampio ricorso alla clausola di “invarianza finanziaria”. Nella maggior parte dei casi, scrivono i magistrati, questa formula è accompagnata da relazioni troppo generiche per riuscire a verificare che non vi siano davvero costi a carico delle casse regionali.
Anche quando si dichiara che si farà fronte «con le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili», la Corte fa notare che in molti casi quelle risorse non vengono quantificate e manca la dichiarazione di sostenibilità dei dipartimenti coinvolti. Il rischio, dicono i magistrati, è che costi oggi non dichiarati riemergano negli esercizi finanziari futuri.
DAGLI NCC AI CREDITI FISCALI, LEGGI SOTTO LA LENTE
Sono tante le leggi del 2025 a cui la Corte ha mosso censure. Da quella sugli Ncc (una legge che ha introdotto modifiche al testo del 2023), per la quale non verrebbe dimostrata la sostenibilità organizzativa a invarianza finanziaria, alla norma che lo scorso anno dichiarava il taglio di 300mila euro (stimati) di costi dei gruppi consiliari. La relazione tecnica è lacunosa, lamenta al riguardo la Corte, non è chiaro come sia stato quantificato il risparmio e inoltre lo stesso Dipartimento Bilancio aveva espresso parere negativo, segnalando che la proposta poteva invece generare oneri.
C’è anche la legge che aveva previsto la possibilità per le aziende di cedere a partecipate regionali i crediti relativi a bonus per l’efficientamento energetico. Lo scorso anno era tornata in aula per qualche ritocco, ma con non poche criticità, segnala la Corte.
La legge prevedeva l’implementazione di una piattaforma informatica, finanziata, nel testo del 2024, con 25mila euro. Queste risorse però, a consuntivo, non risultavano spese, segnala la Corte, né erano stanziati fondi per gli anni successivi. La piattaforma, chiedono quindi i magistrati, è realizzata ed è operativa? La Corte segnala poi il forte rischio di oneri indiretti, derivanti dall’acquisizione di crediti fiscali da parte di partecipate regionali, che fanno parte del perimetro della finanza pubblica allargata.
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