Toscana

le voci di Marciano e Monte San Savino


Si è tenuta mercoledì scorso, 16 settembre, una nuova assemblea dei comuni dell’Ato rifiuti Toscana Sud. Denso l’ordine del giorno con, tra gli altri, il corrispettivo per impianti per singolo comune e lo stesso corrispettivo di ambito con metodo Arera tutto da imputare al piano economico finanziario del 2027.

Ecco sono stati circa 20, di cui molti della provincia di Arezzo, i comuni che hanno votato contro al Pef che definirà gli aumenti tariffari del 2027. Tra questi ci sono forti prese di posizione di Marciano della Chiana e di Monte San Savino, anche se il primo a parlare era stato quello di Foiano con il sindaco Jacopo Franci. A dovere di cronaca va detto che però i punti sono stati approvati con il voto degli altri comuni tra i quali quello di Arezzo.

Foiano dice no al Piano economico finanziario di Sei Toscana

Nel corso dell’assemblea sono emerse anche le segnalazioni di alcuni comuni che, sottolineando il fatto che Sei Toscana è una società che da tre anni registra importanti utili, ma questo non ha portato finora al contenimento delle tariffe che, anzi, ogni anno, in base ai costi dei servizi previsti dal gestore, aumentano costantemente.

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Marciano: “I Comuni non possono continuare a fare da cassa al sistema”

“Un voto contrario che vuole essere soprattutto un voto di protesta e di responsabilità nei confronti dei cittadini. Il Comune di Marciano della Chiana dice no al Piano Economico Finanziario relativo al servizio dei rifiuti e pone una questione che, secondo l’amministrazione, non può più essere rinviata: il rapporto tra Comuni, gestore e qualità del servizio deve essere profondamente riequilibrato. Una posizione che non riguarda appartenenze o schieramenti. A esprimere voto contrario sono stati infatti Comuni amministrati da maggioranze di diverso orientamento, segnale di un disagio diffuso e di criticità che attraversano i territori e si trascinano ormai da tempo. Al centro della posizione dell’Amministrazione c’è innanzitutto il ruolo che oggi ricade sui Comuni. Sono gli enti locali a trovarsi in prima linea nel rapporto con i cittadini, a raccogliere segnalazioni, proteste e richieste e, soprattutto, a sostenere il peso economico degli insoluti. Anche quando un utente non paga, infatti, il Comune deve comunque far fronte agli impegni economici verso il sistema di gestione, con conseguenze che possono diventare rilevanti per gli equilibri finanziari degli enti, soprattutto per quelli di dimensioni più piccole. E proprio la composizione del PEF aiuta a comprendere quanto siano limitati questi margini. Il Piano Economico Finanziario è determinato sostanzialmente da tre componenti: il costo del gestore, il costo degli impianti e il costo del Comune. A Marciano della Chiana, su un Pef complessivo di circa 800mila euro, i costi direttamente imputabili e determinati dal Comune ammontano ad appena 13mila euro. Tutto il resto deriva dalle altre componenti del servizio. La questione economica si accompagna infatti a quella della qualità e dell’organizzazione del servizio. Marciano della Chiana è un territorio nel quale cittadini e famiglie sono chiamati a un impegno quotidiano importante nella raccolta differenziata e nel sistema porta a porta. Un impegno che, secondo l’Amministrazione, deve trovare dall’altra parte un servizio all’altezza. A rendere ulteriormente complesso il quadro c’è la gestione dei dispositivi di conferimento stradale, tra spostamenti, riduzioni e riorganizzazioni che incidono concretamente sulle abitudini delle persone. Scelte che, se non accompagnate da una programmazione capillare e da risposte rapide, rischiano di produrre disagi sul territorio, lasciando ancora una volta alle amministrazioni comunali il compito di raccogliere e gestire il malcontento. Da Marciano arriva dunque una richiesta precisa: i Comuni devono tornare ad avere maggiore peso nelle decisioni. La partecipazione agli organismi preposti non può tradursi nella semplice approvazione di scelte già definite. L’Amministrazione pone inoltre una questione di principio sulla distribuzione del rischio economico. Una società di gestione che produce utili deve avere la capacità di reinvestire una parte delle proprie risorse nel miglioramento del servizio, assumendosi anche quella quota di rischio che appartiene fisiologicamente alla gestione di un’attività complessa. Il sistema non può continuare a fare affidamento sulla capacità dei bilanci comunali di assorbire insoluti e criticità.”

Monte San Savino, per il quarto anno consecutivo, non approva il Pef 

Al riguardo interviene il sindaco Gianni Bennati “I Comuni non possono più sostenere continui aumenti di costi, che vanno ben oltre a quanto richiesto in tariffa dai cittadini, poiché sono anche costretti ad accumulare debiti verso Sei Toscana, che in ogni caso dovranno essere corrisposti negli anni futuri, facendo diventare sistematico l’aumento delle tariffe. Ma la cosa grave è che il sistema non prevede un punto di assestamento a fronte di un servizio sicuramente non migliorato nel corso degli anni. I Comuni non hanno neppure forme concrete di controllo del piano economico-finanziario. Finalmente, vari Comuni che in passato accettavano supinamente il sistema, stanno dimostrando spunti di contrasto, tutto ciò a prescindere dall’appartenenza politica. Sul punto la Valdichiana sta diventando un esempio, perché la stragrande maggioranza dei comuni non ha approvato il PEF presentato alla Assemblea ATO Rifiuti Toscana Sud”.


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